Pubblicato da: Melissa Panarello su: Maggio 10, 2009
Martedì 12 maggio troverete in edicola un nuovo quotidiano, “L’Altro”, diretto da Piero Sansonetti.
Già da martedì e poi tutte le domeniche potrete leggere la mia rubrica “La piazza”, protagonisti Piazza Vittorio e i suoi abitanti, immigrati e lavoratori, stregoni e musicisti, registi e attori, e tanta altra fauna.
E vediamo che succede.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Aprile 24, 2009
Per il resto del mondo sto lì con te.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Aprile 5, 2009
Ci sono quelli che spargono il tabacco rollando sigarette strette, un po’ sul tavolo un po’ sul pavimento, sul piatto vuoto del pasto.
Quelli che nel sonno nel letto muovono velocemente il piede e la gamba, molesti irrisolti ignari dormono senza pace.
Ci sono anche quelli, e sono per fortuna pochi, che disegnano una striscia di merda sulla porcellana del cesso e che soddisfatti del loro capolavoro la lasciano lì. costoro possono pure dirsi: artisti.
Quelli che: “Fra un’ora sono lì” e si presentano molte moltissime ore dopo, addirittura ci sono anche quelli che non si presenteranno mai più.
Ci sono uomini che amano l’acqua, rovesciandola come benedizione su qualsiasi superficie piatta dello spazio casalingo; doccia lavandino vasca pipì
Quelli che, è chiaro, stanno pensando a qualcun altra.
Quelli che, con selvaggia quiete, stanno per uscire di casa e senza vergogna “vado un attimo al bagno”. lo spettacolo delle 8.45 è di certo perduto.
Uomini che non sanno distinguere un detersivo per i pavimenti da uno per i piatti, persino quelli che “non lavare, inquini”.
I non ecologisti, poi, entrano nelle stanze di notte le illuminano escono dalle stanze di notte ancora illuminate.
“Io non sono geloso”, ci sono anche quelli. Invece lo sono.
Quelli allergici ai gatti, letti desolati senza peli felini ma con molte piume d’oca.
Quelli: tu donna io uomo.
E poi tanti altri ancora.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Febbraio 9, 2009
sequestrata da meravigliosi piaceri e da terre straniere, torno su questo blog dopo un mese d’assenza.
c’è molto da raccontare ma non ho tanta voglia di farlo. preferisco aprire il mio moleskine e scrivere lì della roba. mi siedo al bar e ordino otto caffè. dopo il tramonto è l’ora del vino trangugiato su tavolini traballanti incerti sui sampietrini di roma.
fra due mesi al massimo il romanzo nuovo sarà terminato. il moleskine pieno. il vino, allora, avrà fatto un buon lavoro.
un bacio a ciascuno di voi. anzi due, uno per guancia, come si usa fra gente particolarmente ispirata dall’amore.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Dicembre 21, 2008
molta gente arriva al mio blog cercando su google i “modi per far eccitare un uomo”.
se è questo che state cercando e siete approdate qui, la risposta è questa:
non esiste modo alcuno per far eccitare un uomo. nessuno. zero. non esiste proprio.
o piacete o non piacete.
se piacete lo eccitate.
se non piacete potete fare e provare di tutto, essere chi non siete, ridere anche quando non vorreste, vestirvi come moira orfei o stare in equilibrio sui trampoli, ma niente lo farà eccitare. nulla.
è così.
è orribile, ma è così.
significa che noi proprietarie di fica non abbiamo alcun potere.
significa che è così e così ci deve star bene.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Dicembre 21, 2008
C’era qualcosa di indecente nello sguardo della signora ultrasessantenne seduta di fronte a me. Indecente era il modo in cui guardava suo marito che si appisolava sopra le pagine colorate di “Dipiù”. Era come se volesse scoparselo, suo marito, lì, in prima classe eurostar sotto i miei occhi e sotto gli occhi del pensionato che era seduto accanto. Lei era molto bella, e guardandola ho raccolto tutte le forze mentali per imporre alla mia pelle e ai miei tessuti di invecchiare in quel modo, fra più di 40 anni. Il marito era brutto e rincoglionito, narcolettico, avido di gossip, incapace di spegnere la radio che fracassava i timpani agli altri viaggiatori “spegnilo” le ha ordinato lei “non sono capace” ha risposto lui, poi ha chinato la testa e si è addormentato, lasciando scivolare una modesta quantità di saliva dall’angolo della bocca. Lei lo fissava mentre quello dormiva, gli occhi come due fontanelle splendenti “adesso gli salta addosso” pensavo, e pensavo, pensavo, che è straordinario amare in questa maniera. Amare un rincoglionito peloso, brutto, tu che sei bella e hai le tette enormi attaccate ad un corpo che è ancora tutto intero e magro, tutto bello, e hai degli occhi verdi brillanti e tu lo ami quel rincoglionito che è brutto come un cane da caccia andato in pensione. Lui dormiva, ignaro di essere amato, desiderato e voluto. Nessuna coscienza. Chissà se in lei esisteva il ribrezzo, il rancore nei confronti di quella bruttezza infinita, chissà che tipo di bellezza partoriva la sua mente mentre i suoi occhi raccoglievano e incassavano bruttezza. Chissà cosa c’era di bello, dentro di lei che guardava lui. Lei che era indecente.
Improvvisamente ho pensato che è così. Così che dovrebbe essere. Allora ho messo le cuffie, mi sono coperta con gli occhiali da sole e ho aspettato che arrivasse un sonno che non è arrivato.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Dicembre 13, 2008
Che potrebbe essere una frase che ho sentito migliaia di volte, in questi mesi. E potrebbe essere una frase che gli altri hanno milioni di volte sentito da me. Ma nè io nè gli altri l’abbiamo mai pronunciata, e quindi mai sentita, perchè se la situazione è imbarazzante, baby, allora è imbarazzante anche render noto l’imbarazzo.
La situazione è imbarazzante, e ci sono molti motivi che la rendono imbarazzante.
Tipo che hai smesso di amare il suo odore. E’ imbarazzante ammetterlo.
Oppure la situazione è imbarazzante quando stai pensando una cosa ma ne dici un’altra, e ti ritrovi a parlare di cose per cui tu stessa non hai il minimo interesse. E’ una specie di loop, e spezzare la catena è impossibile quando gli anelli sono tanti e infilati uno dietro l’altro.
E’ imbarazzante quando la verità è visibile a tutti, ma si nega l’evidenza fino a negare che esiste la negazione stessa. Negare per annullare, come una catarsi esistenziale che rinnova le cose e le persone, gli eventi, che rinnova il tempo e lo spazio. Ma è tutto nella tua testa, la realtà non si può cambiare, la verità non è un fatto personale. La dimensione onirica sì. E’ imbarazzante.
Ascolta, baby, la situazione è imbarazzante. Cioè, non so come dirtelo e quindi non te lo dico. E’ più imbarazzante ammettere le mie debolezze che sparire. Eh sì, baby, la situazione è assai imbarazzante. Così imbarazzante, baby.
Tipo due stanno bene insieme, ma fa imbarazzo dirselo.
Oppure due non vogliono più stare insieme, e quanto imbarazzante è ammetterlo?
O ancora, due vogliono stare insieme ma non possono, è imbarazzante dire che non si può, così viene tirato in ballo il caso, la sorte, le sorti; “non sono io, è il fato”. Il fato è imbarazzante.
Non rispondo al decimo messaggio. Non è imbarazzante, baby, continuare ad inviare messaggi senza risposta?
Ti mando il decimo messaggio senza nessuna tua risposta. E’ molto imbarazzante. La dignità è sottoterra, è imbarazzante il modo in cui se ne sta supina ricoperta di terra e sassi. Molto imbarazzante.
Io sono una che si imbarazza.
Io sono una che mette in imbarazzo.
In spagnolo embarazada significa “incinta”. Questo spiega molte cose.
Significa che, nello stomaco, c’è sempre un mostro da sopportare, col quale convivere, una paura che attende alle soglie della vita attendendo di essere partorita, vomitata. Imbarazzante, baby, molto imbarazzante.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Dicembre 4, 2008
Non c’è affetto che seduca
Né lamento che allontani
Siamo
Rimasti
Coperti
Dalle menzogne che non erano bugie
Dalle menzogne sparse su di me
Su di te
A tutela di noi
Fermi come candele spente
In attesa di nuova, naturale, luce.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Novembre 20, 2008
Un oggetto liquido. Il mio corpo.
Questa è la mia acqua, questa la tua sete.
Ripensai all’estate.
Al sudore del sole.
Ad un letto bagnato, poi asciugato dalle falene notturne.
Ripensai all’estate, alla tua dipartita.
All’arrivo in un paese silenzioso.
Lui, lì.
Ancora acqua. Acqua chimica.
Cloro e alcool.
Il mio corpo liquido-chimico.
Mi adattai alla contaminazione.
Mi adattai alla tua dipartita.
Mi adattai alla sua nuova pelle.
Tu, arido.
Lui, nuovo.
Nuova sete, nuova acqua da cui bere.
E’ finita la bottiglia.
Rotta contro un cassonetto.
Pubblicato da: Melissa Panarello su: Novembre 18, 2008
Come un cuore sacro, al centro del petto. Ampio.
K. guardava verso quella cosa luccicante rossa, tutta brillante.
Io guardai K., stinto nei suoi colori freschi.
K., poi di nuovo quel cuore sacro diamantifero.
Poi lui.
Poi tutte le cose insieme. Lì, lui. Cosa?
Niente.
Riprovai.
K.
Cuore sacro.
Il suo cazzo.
Il suo petto. Ampio.
Ancora.
Lui.
K.
Il suo cazzo.
Il suo petto. Ampio.
Cuore sacro.
Mi guardai le mani, qualcosa non accadeva.
Mi guardai le gambe, qualcosa le tratteneva.
Lui. In me.
Niente.
Era quello che non poteva.
K. strillò rivolgendosi contro il cuore sacro.
Il cuore sacro rimase in silenzio.
Io rimasi in silenzio.
Lui, chino sul suo ampio petto rispose.
Proprio come se io gli avessi fatto una domanda.
Raccolsi i cocci.
Li metto insieme, li attacco a due a due tre volte a settimana, dopo i pasti.
Chi ha detto cosa