Pubblicato da: Melissa Panarello su: Luglio 27, 2007
ora è disordine, ora è un palcoscenico dove due giganti, tre giganti, quattro giganti, dieci giganti fanno a pugni, ora è una messa finita, ora è un sorriso lontano, è una parola detta solo nella tua testa, un filo di seta che cerchi di infilare dentro un filo di ferro, è il dito punto dall’ago, è la foresta che ti fa sentire la tua voce lontana, sono un paio di scarpe grandi, sono due gemelli troppo diversi tra loro per essere così uguali, è il camminare con le calze di nylon sopra l’acqua, è una matita spezzata, è l’olio fritto che si porta la tua compagna di classe addosso, è un sentiero con tante luci, con tante finte luci, ma pur sempre luci.
chiudi gli occhi e dimmi cosa vedi. chiudi gli occhi quando le mie dita ti passeranno accanto. non ci sono suoni, non c’è nemmeno calma, non c’è un pianoforte ad accompagnarti, ma il solo motore delle auto, stupendo suono del mondo contemporaneo. non stai bene e chiudi gli occhi. e vedi la tua faccia senza gli occhi, perchè gli occhi si sono capovolti e sono entrati nella tua bocca e stanno proiettando grandi fari nel tuo stomaco, nei tuoi polmoni, nel tuo cervello, nei tuoi testicoli. non puoi guardarti perchè i tuoi occhi l’hai concessi in esclusiva a te stesso e te stesso non può guardare se stesso. se dovesse capitarti di vedere me, dentro di te, è un gioco di luci. illusione ottica, la chiamano, ed entrambi sappiamo che non è solo questo.
se ti capita di vedermi, salutami e dimmi di tornare. e se non voglio tornare lasciami lì a marcire. di qualche morte dovrò pur morire.
Chi ha detto cosa