Melissa Panarello

Cats/terzo capitolo

Posted by: Melissa Panarello on: Giugno 4, 2008

Lolita sembrava non soffrire la mancanza di Burrito. Avevo avuto dei gatti che, quando moriva un loro compagno di giochi, si deprimevano e cantavano da mattina a sera la loro disperazione. Era straziante.

Lolita, invece, non soffrì. Ma soffrivo io ogni volta che uscivo di casa e chiudevo la porta sul suo faccino che mi fissava e che mi implorava di non lasciarla sola. Lolita aveva, ha, un bisogno cronico di attenzioni. Non sopporta stare da sola, ama la compagnia, il gruppo. In questo è molto poco felina. Anzi, credo che di felino abbia ben poco. Una cosa che fa spesso, per esempio, è mangiarsi le unghie. Non le piace avere gli artigli. Si morde le unghie e quando va via lascia la traccia: piccolissime unghie spezzate, unghie utilissime per l’attacco e la difesa, ma inutili per chi non ha coscienza del pericolo. O forse, semplicemente, Lolita è molto più sveglia di quanto io immagini: se vivo in appartamento, pensa, non ho alcun bisogno di armi. Così se ne sbarazza e siamo tutti più contenti. Per quanto possa essere grande il mio amore nei suo confronti, non ho alcun problema ad affermare che Lolita è un gatto stupido, ai limiti della demenza. La sua stupidità le ha valso anche il soprannome “Barbie Girl”. E’ una fighetta di diciassette anni, che ama vestirsi di rosa, adora Hello Kitty, ascolta Britney Spears e le piace andare in discoteca a esibirsi. Se fosse un essere umano non sarebbe esattamente il tipo di persona che mi piacerebbe frequentare: vanitosa, stupida ed esibizionista. Non le importava nulla che il povero vecchio Burrito fosse passato a miglior vita (e, credetemi, da morto stava assai meglio che da vivo), lei soffriva di solitudine. Era piccola, piccolissima, e aveva voglia di giocare. Io ci giocavo spesso, ma a volte dovevo anche uscire di casa. Mentre scendevo le scale del palazzo la sentivo miagolare forte. Durò una settimana: la seconda settimana di disperazione mi decisi a prendere un altro gatto.

Così comprai di nuovo il giornale degli annunci e chiamai il primo numero. La ragazza a cui avevo telefonato mi disse che le erano rimasti due gatti, un maschio e una femmina. Le dissi che preferivo la femmina, visto che non avevo nessuna voglia di avere dei gattini per casa in un prossimo futuro. Due femmine sarebbe certo stato più problematico, con la competitività e le gelosie che esistono fra tutte le femmine di qualsiasi specie vivente.

Il giorno dopo la ragazza arrivò tenendo in mano un trasportino in cui stavano due gatti, i due fratellini. Li guardai: uno di loro era bellissimo, bianco, il muso grigio e gli occhi azzurri. L’altro era un anonimo soriano, gli occhi verdi cerchiati di nero che guardavano dal basso verso l’altro con aria impaurita e minacciosa. Il gatto bello era sdraiato comodamente e muoveva elegantemente la coda. Il gatto brutto se ne stava seduto sulle zampe piegate, e quella posa mi fece pensare ad una tartaruga, il guscio striato di nero e grigio scuro, le linee della pelliccia imperfette che parevano disegnare uno scheletro sul corpo rigido e per niente invitante di quel brutto gatto. Non pensai nemmeno per un istante che il gatto brutto fosse quello destinato a me. Naturalmente avrei avuto il gatto più bello, era chiaramente lui la femmina della coppia. Ma ogni mia sicurezza fu stracciata: ecco, questa è la tua, disse la ragazza porgendomi il gatto brutto. Era inverosimile che si trattasse di una femmina, non aveva alcuna grazia, alcuna femminilità. Sicuramente la ragazza si era sbagliata, è una cosa che capita spesso quando i gatti sono troppo piccoli per riconoscerne il sesso. Una volta avevamo un gatto, l’avevamo trovato in un autolavaggio vicino casa. Era così piccolo che potevamo chiuderlo in una mano. Non aveva i testicoli, e per questo decisi di chiamarlo Marcellina. Tre mesi dopo scoprimmo che si trattava di Marcellino, che era un maschio. Lo avevamo spogliato di ogni dignità, e per non ricordargli quei brutti mesi passati a sentirsi chiamare Marcellina, finimmo per chiamarlo Francesco.

Il gatto brutto era stato sicuramente un errore della ragazza: pensava che fosse una femmina, ma il tempo avrebbe provveduto a regalare un bel paio di grossi testicoli a quella bestia ostile, che adesso se ne stava ripiegata fra le mie braccia immobile e dura come il marmo. Non potevo più tornare indietro: lasciai il bellissimo gatto nella gabbia e lo vidi allontanarsi con la sua padrona. Solo oggi mi rendo conto che avrei potuto prendere anche lui, che non avrei dovuto separare i due fratelli.

Portai la gatta brutta su per le scale, intuendo che l’ascensore l’avrebbe spaventata troppo. Era rigida, sembrava morta. L’orrore del cambiamento di casa, di padrona, l’allontanamento dal suo bellissimo fratello, la costringeva a tenere gli occhi chiusi. E’ malata di mente, pensavo.

Quando rientrai, Lolita trotterellò come di consueto verso di me. Guardò la nuova arrivata, ancora stretta fra le mie braccia, e non sembrò turbarsi. Nei suoi grandi occhi giapponesi (era quello il periodo in cui la soprannominavamo “Shibuya” o “Hitomi” poi anche”Sushisashimi”, il periodo “Moon Boots” era terminato da qualche tempo) si leggeva solo curiosità. Poggiai per terra la nuova arrivata, che per quel che mi riguardava aveva già un nome: Signorina Rottenmaier. Il petto in fuori, ampio, come quello di una vecchia zitella vittoriana, la crocchia in testa, due occhi malefici che ti scrutano da sotto gli occhiali. La Signorina Rottenmaier rimase lì dove l’avevo lasciata per diverse ore. Lolita-Sushisashimi cercò di coinvolgerla nei suoi giochi per un paio d’ore, ma poi anche lei si convinse che fare giocare la sua nuova amica era un’impresa impossibile.

Più guardavo la Signorina Rottenmaier e più non mi piaceva. Mi era già chiaro che avrei dovuto fare i conti con le sue paure per tutta la vita. Potrebbe definirsi una ragazza interrotta, una ragazza vittima di strane turbe mentali. Qualsiasi parola o gesto potrebbe diventare motivo di infelicità, di depressione. Seduta a tartaruga sul pavimento della cucina non alzò gli occhi verso di me nemmeno una volta. Nonostante i diversi tentativi miei e di Lolita di distorgliela da quella sorta di ipnosi che durava da diverse ore, la Signorina rimase ferma e dura come la pietra per tutta la sera, finchè non arrivò Thomas. Quando lo vide entrare scappò verso il bagno. Quando si era già abituata alla presenza di un essere umano nano e di un felino BarbieGirl, ecco che spunta un nuovo individuo, uno grande e grosso con decine di serpenti in testa (T. portava allora i dread). Era fin troppo per il suo fragilissimo equilibrio mentale.

Pisciava dappertutto. Il suo disagio era enorme. Il veterinario mi consigliò di provare a coprire il piumone del letto con una cerata, visto che il letto era il posto che più preferiva, soprattutto di notte, quando sentivamo un liquido caldo colarci giù per i piedi.

Passammo due settimane di disperazione con la Signorina Rottenmaier, che nel frattempo era diventata Slotty, per facilitare naturalmente.

Poi arrivò una mitica erba dagli Stati Uniti. Una droga potentissima che riuscì a tirar fuori le sue prime fusa. Lolita non aveva mai fatto le fusa, convinta che le carezze regalate fossero un fatto dovuto, convinta che il tutto il mondo l’amasse, convinta di non dover ringraziare. Troppo bella e sicura della sua bellezza.

Slotty ringraziava, e anche piuttosto rumorosamente. Qualsiasi cosa facesse era estrema, superava i limiti. Violenza, sempre violenza, violentissima la sua vita.

Io e T. scrivemmo questa cosa, nel 2005. Due manifesti, uno del Cicutismo (riferito a Lolita, chiamata anche Ciucù) e uno dello Slottismo (chiaramente riferito alla Signorina Rottenmaier, o Slotty). Eccoli:

MANIFESTO DEL CICUTISMO

Introduzione. Nessuno si chiede quando sia nato il cicutismo perché come ogni buon cicuto sa, pensare troppo non porta a nulla di buono e piuttosto che ricordare, pensare o solamente porsi delle domande bisognerebbe porre l’attenzione sulle cose che, sempre secondo il cicuto, sono assai ben più importanti:

• Fissare il muro per controllare che questo non cambi posizione.
• Mangiare non per bisogno ma per il solo fatto di mangiare e non chiedersi mai quello che si sta mangiando.
• Approfittare di qualsiasi momento in cui non si sta mangiando o defecando per dormire.

Il cicuto non è un essere razionale, vive in funzione dei suoi bisogni fisici ed emotivi più elementari. Esso ha un’indole prettamente consumistica, in quanto mangia a sproposito, vive sulle spalle degli altri e non si sente nemmeno in colpa per questo.
Affronta la realtà senza alcun progetto in mente, con totale inconsapevolezza nei confronti del futuro e totale abbandono nel presente.
Ai cittadini di inizio secolo, profondamente alienati dalla cultura del lavoro e dell’efficienza, il cicutismo appare come l’unica via di salvezza verso un mondo fatto di inconsapevolezza, ingenuità e assoluta mancanza di morale.
In pochissimo tempo la diffusione a macchia d’olio del cicutismo provoca il crollo del capitalismo globale, senza contare il fatto che il cicuto è un essere, per definizione, pacifista e assolutamente contrario a qualsiasi tipo di violenza e/o privazione.
Sappiamo che un tempo è esistito un manifesto del cicutismo, ma appena se ne è presentato il bisogno questo è stato usato come lettiera e non è dunque stato tramandato ai posteri.
D’altronde i cicuti del XXI secolo sono contrari a qualsiasi forma legislativa ed istituzionale, non per ribellione o per un fatto politico, ma semplicemente perché il vero cicuto non possiede una memoria tanto estesa, né tantomeno un’intelligenza tanto acuta, da poter ricordare un insieme di regole.
Nonostante questo, alcuni che dissentono dal cicutismo che si rifiutano di rinunciare ad una vita standardizzata fanno circolare clandestinamente nell’ambiente della resistenza un presunto manifesto del cicutismo per mettere in guardia gli ignari cittadini dai pericoli di tale pensiero pseudo-filosofico. Quello che segue è il documento a cui si faceva riferimento pocanzi:

1. Permetti agli umani che ti sono intorno di farti tutte le coccole che vogliono: sono massaggi gratis.
2. Non litigare mai con nessuno: potresti farti male.
3. Fai sempre quello che ti dicono di fare, saranno più gentili nei tuoi confronti.
4. Piangi quando ne senti il bisogno, la compassione è una bella cosa.
5. Non preoccuparti se non ti ricordi qualcosa, tanto non c’è più.
6. Non diffidare di nessuno, tutti, in fondo, hanno un lato buono.
7. Non essere geloso della tua casa e del tuo cibo: condividili.
8. Guarda più tv che puoi, e poi spettegola con i gatti tuoi vicini su quello che hai visto.

MANIFESTO DELLO SLOTTISMO

Introduzione. Lo slottismo è una corrente filosofica nata all’inizio del XXI secolo dalla mente dell’enfant terribile Slotty, gatta le cui origini non sono ben noto ma si sa per certo che ha passato i primi anni della sua triste e inquieta vita a Roma in zona Colle Oppio. Fin dall’infanzia Slotty mostra peculiarità caratteriali differenti da qualsiasi altro felino fino ad allora conosciuto. Il suo comportamento preoccupa molto gli esseri umani nelle cui case alloggia, che si domandano quali innominabili traumi abbia subito fin dalla sua venuta al mondo. Tale alienazione si esprimeva nei seguenti modi:

• Disdegno assoluto per qualsiasi forma vivente, vegetale, animale o umana.
• Incapacità cronica di formare relazioni sociali e affettive.
• Esplosioni di violenza subitanea e incontenibile, senza alcuna apparente ragione.
• Manifestazioni psicosomatiche evidenti, che prendevano forma in espressioni facciali tipiche degli ultimi stadi della depressione.
• Bulimia alimentare che tuttavia non le impediva di mantenere un ottimo stato fisico.
• Ninfomania aggravata che ha necessitato una perentoria castrazione.
• Terrore di qualsiasi movimento e/o suono brusco.
• Orgoglio patologico con conseguenze lesive per la sua stessa sopravvivenza.
• Nichilismo.
• Tendenza a deviare le coscienze di chi le stava accanto manifestando una chiara impronta da leader.

Nelle specie umane ci si riferisce allo slottismo come manifestazione estrema di un pessimismo di cui non si avevano precedenti nella storia. Nel corso degli anni Slotty è riuscita a raggruppare intorno a sé una schiera sempre crescente di adepti, poveri gattini dalla debole personalità ipnotizzati dal carisma della gatta e sfruttati da questa per i suoi sinistri progetti di dominio. È ormai una ricorrenza in tutto il mondo lo Slotty Day, data in cui si celebra il giorno in cui il leader lesse di fronte a una folla oceanica il dogma ufficiale del movimento, che si esplica nei seguenti dieci comandamenti:

1. Odia il tuo prossimo o lui odierà te.
2. Prendi ciò che vuoi con la violenza e non chiedere mai nulla.
3. Non fidarti di chi ti offre vitto e alloggio. Costui aspetta solo il momento di cucinarti.
4. Non fare mai ciò che ti viene detto. Fai sempre l’opposto.
5. Mangia sempre prima dalla ciotola del tuo vicino. La tua potrebbe non bastarti.
6. Non dare mai soddisfazioni emotive e fisiche a nessuno. Loro non lo farebbero per te.
7. Fai leva sul senso di colpa per manovrare il tuo nemico.
8. Non fidarti dell’uomo in camice bianco. Vuole solo rallentare l’avanzamento della razza eletta.
9. Attacca sempre alle spalle. Non guardare mai negli occhi il tuo nemico (e se ti capita, guardalo male).
10. E ricordati, Loro sono più stupidi di noi. La vittoria è nelle nostre mani.

11 Risposte a "Cats/terzo capitolo"

…senza parole….

Un po’come Emily the strange

Amo le tue due gatte :*

Un bacio.

i love cats. generally speaking.

Finalmente ho l’onore di poter conoscere Melissa, vorrei proprio scambiare due parole cn te, nn fraintendere solo ke nn mi incuriosice il libro o il film o ciò che hai fatto in passato, è il tuo carattere, il tuo volto, il modo di ridere, nn sò ma hai un certo fascino Arrivederci Melissa!!!

Ho letto alcune informazioni su di te, notando che la nostra vita è simile, ci siamo già rotti le palle io x motivi diversi dai tuoi, poi ho notato ke hai veramente i “testicoli” sei una ragazza molto audace( a dir poco) ha sai una cosa ho sempre pensato di scrivere un libro sulla mia vita ma mi romperei le palle ancora di + ciao
P.S: sei molto simpatica, hai una bella risata,hai qualcosa ke mi attrae molto, e concludendo peccato ke 6 fidanzata!!!

E ti credo che la Signorina ha questo carattere: ha vissuto a Colle Oppio e per vivere li devi avere la mentalità dei marines..per forza sta sempre sulla difensiva.
Condivido ciò che ha detto Alex e aggiungo: mi piace tantissimo la Melissa “persona”, non Melissa P., ma solo ed unicamente Melissa.

Rob

Però…sai scrivere…mai pensato di pubblicare un libro? XD
Scherzo, ti seguo sempre, Melissa!

La mia fa un uso spietato di rosmarino, qualcuno sa dirmi che effetti può avere sul gatto? Dopo averlo mangiato assume dei comportamenti strani… tipici di un gattino piccolo. A volte sembra quasi che voglia afferrare farfalle inesistenti, mi devo preoccupare? :I
Una carezza a Lolita e alla Signorina Rottenmaier da parte mia.

mi si è configurata elettro-chimicamente l’idea che le parole appena lette siano la conseguenza di flashes sinaptici… :-O

ho visto il film e ho letto pagine del tuo libro qua e la’ sui siti,e dv dire ke e’ molto simile alla mia vita,certe cs le capisci quando le provi sulla tua pelle…io so ke nn c’e’ nulla di male a raccontare di un passato burrascoso,bene o male cio’ ke si e’ fato ha segnato la nostra vita e c’ha aiutato ad andare avanti…percio’ io ammiro te e qll ke cm te(anke io) ke hanno il caraggio di gridare ke nn c’e’ proprio nnt di male a fare le proprie esperienze….

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