Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire

Descrizione
Catania, Sicilia, sedici anni. Un diario, la scoperta di un mondo nuovo e diverso: il proprio corpo di adolescente, un viaggio, una ricerca. Il desiderio di afferrare quel sentimento che è l’amore, imprendibile, inafferrabile. L’illusione di trovarlo in molti letti, in molti corpi. L’ingenuità, la segretezza, il dolore, l’umiliazione. Sedici anni. Per Melissa tutto comincia con la sua prima volta: lì capisce (o si illude di capire) che gli uomini non desiderano gustare l’essenza, non sono in grado di amare prescindendo dal corpo. Per questo lo concede a chiunque lo chieda, per questo si dà speranzosa che qualcuno, guardandola negli occhi, si accorga della sua sete d’amore.
Hanno detto
“C’è una tristezza fredda, quasi ipnotica, resa con una scrittura molto più elegante e precisa di quel che ci si aspetterebbe da una ragazzina. ” Io Donna, Corriere della Sera
“Scandaloso, straordinariamente perfetto in ogni sua parola, languido come quei pensieri che tragicamente cominciano ad avere voce nell’adolescenza buia che cerca luce, nostalgico,…infinitamente nostalgico” La Gazzetta del Sud
“Io spero che quando diventerà ufficialmente una “scrittrice” non perda il fervore adolescenziale dell’esperimento e della scoperta” Il Manifesto
“Melissa’s candour regarding her extreme experience offers an apprehension, however fleeting, of modern adolescence” The Times
“A very elegant written memoir…Her reflections on the power of sensual memory are particulary poignant, to the point of Proustian…This is a beautiful book, serious on its intent” Sunday Indipendent
“Catherine Millet can go put her clothes on. Seventeen years old, Melissa P. has become a literary phenomenom in Italy…a real literary talent in the Sicilian fabular tradition of Giovanni Verga” Les Echos
Film
Melissa P., regia di Luca Guadagnino 2006
“DAL momento che in questi giorni molti mi scrivono per chiedermi cosa penso del fIlm “Melissa P.” tratto dal mio romanzo 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, ho deciso che dire la mia opinione attraverso Il Messaggero sarebbe stata la scelta più idonea e più veloce.
Ho già detto in passato che il film realizzato dalla produzione di Francesca Neri non rappresenta il mio libro, ci sono già state le polemiche, molti già sanno che ho preso le distanze dal film in quanto non rispetta né me (utilizzando, per la campagna promozionale, non tanto il mio nome, cosa lecita perché consentita, quanto proprio la mia persona attraverso una continua ricerca dell’equivoco) né il mio romanzo. Qui oggi dirò perché il film non mi è piaciuto, cercando di dimenticare di essere l’autrice del testo a cui si è ispirato, cercando di essere il più obiettiva possibile.
Nel lungometraggio di Luca Guadagnino si affronta l’adolescenza in modo piuttosto banale e scontato, a volte direi quasi offensivo. E’ imbarazzante vedere come i produttori e i creativi del film abbiano una visione così bassa degli adolescenti: un popolo di consumatori, ricoperti di griffe dalla testa ai piedi, tutti muniti di cellulare da cui è impossibile staccarsi, inconsapevoli delle loro azioni, senza personalità. E’ un film pieno zeppo di giudizi e pregiudizi che scadono immancabilmente nella sociologia spicciola. Dalla madre ignara della vita della figlia alla nonna un po’ matta (che considero, tuttavia, il mio alter ego, l’unico personaggio davvero simile a me) la cui morte rappresenta per Melissa il motivo per cui la fanciulla si redime e finalmente diventa donna consapevole. Questo è un grande limite in cui un po’ tutti, troppo spesso, incappano: i ragazzi non sono (sempre e solo) il frutto dell’ambiente familiare in cui sono nati e cresciuti. I ragazzi hanno desideri e vita propri e prescindono dalla loro storia familiare. Un adolescente è un essere a sé che ha una coscienza, che ha delle responsabilità (anche se piccole) e non si può addossare la colpa delle loro azioni unicamente ai genitori, perché noi “pischelli” ce l’abbiamo una testa e la sappiamo pure usare.
La protagonista sembra un ruscello al vento: senza iniziativa, senza nessun tipo di forza interiore, senza determinazione. Se la protagonista del mio romanzo aveva ripetuti incontri sessuali con lo scopo di trovare un briciolo di sentimento fra le lenzuola, sembra che la protagonista del film accetti degli incontri erotici per sottomissione e paura di non sentirsi accettata.C’è una bella differenza fra farsi del male perché si ha voglia di farsi del male e farselo invece perché non si è in grado di alzare su la cresta e pretendere qualche cosa di meglio.
Francesca Neri ha poi affermato che aggiungere dei personaggi inesistenti nel libro fosse indispensabile: e’ cosi è stata inserita la banalissima figura dell’amichetta del cuore, che secondo quanto dice la Neri “è importantissima nella vita di un’adolescente”
A differenza di quanto molti sostengono, probabilmente la forza di 100 colpi di spazzola era proprio rappresentata dalla mancanza di contatti sociali, dall’orribile solitudine in cui la protagonista viveva. Se questa solitudine viene a mancare, allora non si capisce perché la protagonista del film sia così disagiata. Forse perché Daniele non la ama? Suvvia, non si può ridurre soltanto a questo.
Cosa mi è piaciuto, dunque, del film?
Tre cose: il viso e le cosce vere di Maria Valverde, la straordinaria Geraldine Chaplin e il suo amore senile. Tutto il resto è di un semplicismo e di una superficialità che mette a disagio sia chi fa da spettatore sia chi ha fornito lo strumento necessario affinché questo, film venisse realizzato: la sottoscritta.“
Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire è ora disponibile nella versione supertascabile e in formato audiolibro (scaricabile anche da Itunes)






