FAQ
O voi che errate,
troverete qui di seguito le domande più frequenti che giornalisti, lettori e curiosi in genere mi rivolgono. Dato che sono ormai cinque anni che rispondo sempre alle stesse domande, ho pensato che farlo una volta per tutte in uno spazio pubblico giovasse a voi per soddisfare le vostre curiosità e a me per non annoiarmi. Spero anche che qualche giornalista si accorga di questo spazio e che eviterà di rivolgermi le stesse domande che qui riporto e a cui rispondo. Se non saprà proprio evitarlo, sappia che comunque per educazione risponderò, ma non so se sarò in grado di controllare i miei nervi.
- “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” è un diario autobiografico? Voglio dire, è tutto vero quello che descrivi nel libro?
“Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” non è mai stato un diario, ma è stato concepito fin da subito come romanzo. Quello che ho scritto in prima stesura era un racconto a metà strada fra il memoir e il romanzo tradizionale, era suddiviso in capitoli e non aveva una struttura ben definita. Su internet gira il primo capitolo della prima versione di “Cento colpi di spazzola” che si chiama “Bocciolo di rosa”, che molti considerano erroneamente il romanzo completo. “Bocciolo di rosa” era in realtà il primo dei cinque capitoli di “Cento colpi di spazzola”. Quando proposi il romanzo alla Fazi Editore, Simone Caltabellota mi suggerì di riscriverlo seguendo e scegliendo una struttura narrativa più definita. La seconda stesura di “Cento colpi di spazzola” era scritto in terza persona e aveva tutte le caratteristiche di un romanzo. Ma il risultato non convinse nè me nè Simone. Si pensò allora di rendere il personaggio più credibile, di rendere la storia più profonda e la narrazione più intima. Ho scelto quindi di riscrivere la storia sotto forma di diario che, per ovvie ragione, apporta alla narrazione una certa introspezione e un forte coinvolgimento da parte dell’autore. Probabilmente è più romantico pensare che una ragazzina di sedici anni tutte le notti scrivesse sui fogli del suo diario, ma non corrisponde alla realtà. La mia idea era quella di scrivere un romanzo e quello che la mia vita mi dava e mi offriva in quel periodo mi ha permesso di ricavare dalla mia esperienza personale del materiale da cui attingere. “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire” è inoltre ispirato ad un certo momento della mia adolescenza, è liberamente tratto. Non è la cronaca minuto per minuto dei miei sedici anni. Le storie che racconto sono vere, ma al momento di scrivere nero su bianco è sorto spontaneo modificare, ampliare o eliminare certi momenti che non ritenevo adeguati e coerenti con la storia che intendevo scrivere. Molte cose non ho scritto, e non è stata un’auto-censura. Ho sempre creduto che “Cento colpi di spazzola” avesse un tema principale, e a quel tema dovevo adeguare le mie esperienze: la solitudine. Quindi ho evitato di raccontare i momenti più felici dei miei sedici anni (e anche della mia vita sessuale) non perchè non fossero presenti, ma perchè non si adeguavano al tipo di storia che volevo raccontare.
2. Ma cosa hanno pensato i tuoi genitori quando hanno letto il libro?
Quello che hanno pensato non lo so, so invece quello che mi hanno detto. Ossia che non avrebbero mai permesso che il libro venisse pubblicato, che era pura pornografia e che avrei rischiato di essere derisa da tutti. Sulle faccende personali famigliari, preferisco non parlarne, perchè i discorsi in merito alla “sostanza” del libro riguardano me e i miei genitori e non credo sia importante parlarne.
3. Ma come mai hai scelto di firmarti Melissa P.?
Perchè ero minorenne quando il romanzo venne pubblicato e i miei genitori hanno creduto che non rivelare il cognome mi avrebbe tutelata. Una volta diventata maggiorenne ho continuato ad utilizzare il nome Melissa P. per firmare i successivi due libri, fino a che non ho pensato che non aveva senso continuare a utilizzare quel nome. Il prossimo romanzo sarà di Melissa Panarello.
4. Chi era Melissa P. e chi è Melissa Panarello? Che differenza c’è?
Nessuna differenza. Sono sempre io, sia l’una che l’altra persona. Melissa P. non è mai stato il personaggio dei miei libri, che per l’appunto si chiama Melissa e basta, senza P. Melissa P. e Melissa Panarello corrispondono ad un’unica persona, un’unica identità: l’autrice dei romanzi. Insomma, sono sempre io.
5. Cos’è per te la Letteratura?
Intanto preferisco la l minuscola, grazie. Non per niente, ma credo che lettere maiuscole vivano di complessi di superiorità nei confronti delle minuscole e non è giusto utilizzarle perchè le minuscole ci rimangono male (se sto usando le maiuscole per questa intervista è perchè siamo su territorio istituzionale e ufficiale, ma se dà uno sguardo al mio blog non uso mai le maiuscole). La letteratura, cos’è per me? E’ la possibilità di aprire delle porte e guardarci dentro, scoprendo nuovi mondi e nuovi modi per raccontarli. In realtà le storie si somigliano tutte, oramai è impossibile raccontare qualcosa di veramente rivoluzionario. Ma ogni scrittore ha i suoi occhi e ognuno le proprie ragioni per scrivere: è questo che rende diverso un libro da un altro.
6. Scrivi per esorcizzare? La scrittura per te ha una funzione taumaturgica?
Dipende da quello che scrivo. In realtà i miei primi due romanzi hanno svolto una funzione non dissimile da quella dei cassonetti dell’immondizia. Quando qualcuno dice che la mia è una letteratura spazzatura in realtà ha ragione, non sbaglia: per i miei primi libri ho utilizzato il linguaggio letterario per liberarmi di alcune scorie, di alcuni pezzi di cose che non mi servivano. Quando scrivevo era come prendere i sacchetti di immondizia e andarli a buttare nel cassonetto sulla strada. Alla fine la casa era pulita, e dovevo aspettare che si sporcasse di nuovo per riprendere l’operazione. Ma credo che, comunque, le esigenze narrative cambino nel corso degli anni e che ciò che prima aveva priorità nel mio modo di concepire la scrittura, oggi non lo ha più. Oggi scrivo per il semplice gusto di farlo, per raccontare delle storie che non per forza devono servirmi per curare certe ferite, ma delle storie che hanno la capacità di entusiasmarmi per la loro trama e per il loro respiro.
7. Che mi dici del film?
Quando fu firmato il contratto di opzione non mi ero ancora resa conto che stavo concedendo alla casa di produzione la possibilità di poter fare della trasposizione cinematografica ciò che più volevano. La cosa che più del film mi disturba è che l’abbiano intitolato “Melissa P.” che, come spiegavo prima, non è il nome della protagonista ma quello dell’autrice, cioè il mio. Inoltre il film non è fedele al libro, anzi ne stravolge completamente la storia. La Melissa del film sembra una ragazzina insicura e lontana dalla realtà, una bambola muta che non ha idee proprie e sentimenti propri, che si lascia trasportare dalle mode e dalle amicizie. Inoltre il senso di solitudine è del tutto assente, quando piuttosto era il tema principale del libro. E i personaggi sono stati tutti eliminati a favore di nuovi personaggi, inutili, retorici e didascalici.
8. Cosa farai, da grande?
Poi si vedrà.
DOMANDE TECNICHE
- Come faccio a pubblicare un libro?
Invia il tuo manoscritto (stampato) a quante più case editrici puoi. Gli indirizzi li trovi facilmente su internet. Consiglio di allegare una vostra breve biografia (non scrivete tutta la vostra vita, siate sempre brevissimi, concisi e mai noiosi). Non martellate l’editore con domande del tipo “Ha letto il mio libro?” “Quando mi dà una risposta?” “Alloraaa???”. Essere discreti e pazienti è una dote molto apprezzata dagli editori, e dal genere umano tutto. NON DATE MAI soldi a chi ve lo chiede. Così facendo alimentate un mercato disonesto e vi rendete ridicoli: preferite che il vostro libro sia pubblicato perchè se lo merita o perchè si è comprato un posto fra gli scaffali in libreria?






