una nuova rubrica. ottimi motivi per scomparire. ovvero: quando dici stupidaggini, quando commetti delle ingenuità, quando ti senti così stupida da desiderare di essere dotata del superpotere del teletrasporto per fiondarti in un’altra parte del mondo.
thomas le chiama semplicemente “melinate”, ed è questo il titolo della rubrica.
io di melinate ne faccio continuamente, più volte al giorno ogni giorno. contare fino a dieci prima di parlare? non se ne parla, o meglio, mi scordo sempre di contare. così dico la prima cosa che mi salta in mente, cose imbarazzanti, cose stupide, parole dette a caso.
ieri, per esempio, ero in taxi. il tassista teneva il finestrino aperto e io non avevo portato il cappotto. “mi scusi, può chiudere? fa freddino” gli ho detto.
freddino è una parola di merda. puoi usarla solo se hai cinque anni o se sei di milano. freddino. fa molto segretaria, gli occhiali di corno e il tailleur blu con gonna al ginocchio.
l’altro ieri invece stavo in treno, nella mia comodissima cabina excelsior dell’espresso bellini catania-roma. mi ero appena spogliata e messa sotto le coperte quando mi sono resa conto di aver lasciato lo scuretto aperto (non so se dice scuretto, ma non è proprio una tenda, insomma avete capito, quei cosi montati sulle finestre dei treni che abbassi per fermare la luce). il treno era in movimento, nessuno poteva vedermi seminuda vestita solo di mutande. tiravo, tiravo verso il basso ma lo scuretto non voleva saperne. rimaneva inchiodato lì. sudavo, dio come sudavo, e quello scuretto non voleva abbassarsi. quando il treno si è fermato, io ero ancora lì seminuda a cercare di tirar giù quello scuretto del cazzo, e sulla panchina di fronte a me c’erano due netturbini, o che so io, che mi hanno vista ma che per una grande bontà d’animo e compassione hanno fatto finta di niente, hanno abbassato lo sguardo e sono andati via.
una delle melinate più agghiaccianti dell’ultimo mese.