Tutta colpa di Marte

Qualcuno di voi avrà seguito la polemica cominciata lo scorso mercoledì su “Il Fatto Quotidiano”, quando ho rilasciato a Luca Telese un’intervista in merito alla mia attuale condizione e ai problemi avuti con la Fazi Editore o meglio, con Elido Fazi.

Per chi se la fosse persa, qui la mia intervista, qui l’intervista-risposta di Elido Fazi e qui il commento di Luca Telese.

Sull’edizione del “Fatto” di oggi, la mia lettera di risposta a Elido Fazi:

Caro Fatto,

sarei lieta che pubblicaste questo mio scritto, dopo aver appreso su queste pagine che secondo il mio ex editore, nonché ahimè ex “suocero”, Elido Fazi, io sarei un’analfabeta. Nonostante, si intende, abbia pubblicato tre mie opere e fatto una proposta d’acquisto per altre due: un romanzo e un fumetto, entrambi poi ceduti a editori di opinione diversa dalla sua. Ho anche appreso di essere stata una perfida e luciferina creatura di sedici anni che ha realizzato il demoniaco compito di far guadagnare denari e lustri a una casa editrice prima sconosciuta ma felice, che con il mio arrivo e il mio orribile successo è andata in pezzi (parole sue). All’analfabetismo e al satanismo, si aggiungono i miei capricci: mi rifiutavo, addirittura!, di andare ospite ogni sera da Vespa, non ritenendolo abbastanza maligno per una come me, ma un semplice “cazzone”, dice Fazi nell’intervista, usando parole non mie. Gli aggettivi utilizzati nei miei confronti dal cultore di Keats e della poesia romantica, sembrano più estrapolati da un qualsiasi blog che frutto di una mente colta e raffinata, ma l’analfabeta sono io, quindi di che m’impiccio.

Mi risulta, e gli estratti conto lo testimoniano, che Fazi Editore ha smesso di pagarmi le royalties in rate nel febbraio 2009, senza addurre alcuna motivazione. Inoltre, dal 2008, non ha mai presentato i rendiconti relativi alle vendite dei miei libri, nonostante sia io che il mio ex agente sollecitassimo ripetutamente tramite lettere e e-mail (altri testimoni). Prima di rivolgermi a un avvocato, andai in casa editrice di persona a chiedere spiegazioni, e Elido Fazi mi rise in faccia davanti a tutti. Nonostante questo, lui voleva comunque pubblicare i miei successivi libri e sicuramente è stata la mia assoluta malignità a farmi desistere, di fronte all’ingenuità di un povero editore di cinquanta anni.

Sono anche grata, a voi del Fatto Quotidiano, per avermi dato una notizia tutta nuova: nella sua intervista Elido Fazi sostiene di aver ricevuto 80mila euro dall’opzione cinematografica acquistata da Francesca Neri. Bene: al tempo, io sapevo che gli euro erano 34mila. O Fazi mente adesso, o mi ha mentito nel 2003.

Non sapevo, inoltre, che il dottor Fazi, oltre che illustre uomo di lettere e di marketing, fosse anche un veggente: quando sostiene che il mio ultimo libro, “Tre”, ha venduto 6mila copie non ha alcun dato a suo sostegno, poiché il romanzo è stato distribuito in 24mila copie in libreria e grande distribuzione, e i dati delle vendite devono ancora pervenire sia a me che al mio attuale editore.

Ma lui è l’uomo di marketing e io la bugiarda, quindi di che m’impiccio.

PS: Elido Fazi rende poeticamente visibile una serie di luoghi comuni di questo tragico paese: i giovani sono tutti parassiti-viziati, i cinquanta-sessantenni tutti generosi e disinteressati; le ragazze tutte brutte, quando dicono di no; le donne tutte puttane e corruttrici, sempre. Grazie, Elido, per averci spiegato l’essenza di questo eterno romanzo italiano. Mi fai sentire felice di essere fotogenica, analfabeta e più brutta di tutte le malcapitate che ti vanti di aver posseduto.

Qualcuno parla di soap opera, e non sarò certo io a negare che effettivamente, da tutta questa storia, potrebbe essere tratto un buon soggetto per una sit-com tragicomica. E’ quindi scontato che in molti trovino la questione assolutamente inconsistente, degna di un rotocalco scandalistico e non di un quotidiano indipendente quale “Il Fatto Quotidiano”.  Oppure, forse, bisognerebbe usare a proprio vantaggio una storia come quella che ho raccontato per chiarire o conoscere tutte le storie che non si conoscono.

L’anno scorso è nato un movimento, Scrittori in causa. I fondatori sono scrittori e scrittrici ex Fazi Editore, o addirittura ancora legati alla casa editrice di Via Isonzo da un diritto di opzione che (come spiega lo stesso Elido Fazi), viene pagata “100 euro, come da prassi”, a prescindere dal numero di copie che l’autore vende o ha venduto. Scrittori in causa è la prova che ciò che dico non è frutto della mia fantasia e che, come me, molti altri scrittori hanno ricevuto medesimo trattamento dalla casa editrice “indipendente e liberale”.

Mi hanno accusato di essere bugiarda, in cerca di pubblicità oppure, aiuto!, una che la dà via facile per raggiungere i suoi scopi.

Non ho alcun problema a incassare critiche e insulti, fanno parte del mio mestiere. Mi hanno sempre divertita, come una commedia all’italiana. (Qualcuno, su questo blog, si lamenta della censura: è vero, cestino i commenti pieni di insulti, perché non ho molta voglia di essere insultata sul mio blog. Internet è grande, il mondo pure: scegliete altri luoghi per usare certi epiteti).

Molti pensano che una scrittrice che scrive libri erotici sia, nella vita, una donna fatale e sessuomane che organizza orge e incontri sessuali e che costruisce una carriera sulle proprie grazie e le proprie doti -non letterarie. E’ come pensare che uno scrittore di libri gialli passi tutto il tempo a investigare e  risolvere crimini. Chi la pensa così rivela una mentalità ristretta e una scarsissima immaginazione. Chi invece pensa che scrivere libri erotici assicuri un successo facile, è pregato di andarsi a leggere quello che ho scritto su questo blog, qualche post fa. Ma ripeto: l’erotismo, di per sé, non vende. In libreria ci sono centinaia di libri erotici, e molti non arrivano a vendere nemmeno 1000 copie.

Una cosa buffa che mi capita da quando, nel 2003, ho pubblicato il mio primo romanzo è notare quanto l’atteggiamento di chi mi demolisce senza conoscermi, cambi radicalmente nel momento in cui mi incontra, mi parla e capisce che tutto ciò che pensava in precedenza altro non era che un pregiudizio, alimentato dalla stampa o dalla propria immaginazione. Tutti, per esempio, si stupiscono di avere davanti una normale e bassa ragazza di 25 anni senza tacchi e l’ombelico coperto; quello che si aspettano è una giovane e procace cubista della provincia di Catania con molte tette e poco ingegno. L’ingegno non so se c’è, ma le tette sicuramente no. E quello che sicuramente non c’è è la voglia di scandalizzare o, peggio, di trasgredire. Certo, le polemiche mi divertono, ma solo se sono utili ad accendere dibattiti.

Mi accusano, inoltre, di essere stata fidanzata al figlio del mio ex editore per fare carriera. Io e Thomas ci siamo amati per cinque anni e abbiamo vissuto una bellissima storia d’amore, finita come tante finiscono. Quando ci siamo messi assieme, il mio primo libro era già pubblicato e avevo già firmato il contratto per il secondo libro. Stare con Thomas non significava, per me, assicurarmi un futuro. Non  ho mai scelto uomini in base al loro potere o al loro denaro, anche se oggi questo atteggiamento può essere considerato ingenuo o anacronistico (o falso, come dirà sicuramente qualcuno). Ho sempre mantenuto enorme riserbo sulla mia vita privata, e lo dimostra il fatto che Novella 2000 non si è mai occupata di me. Potreste dire che i libri che scrivo non sono certo opera di una creatura pudica, ma il pudore non c’entra niente con la discrezione e con l’esigenza di ritagliarmi uno spazio privato mio, conosciuto solo a pochi intimi.

Sia chiaro che non mi sto giustificando, non ho mai avuto nulla di cui vergognarmi. Rettifico.

Nel 2003 molti dicevano che ero una meteora. Quando hanno capito che non lo sono, hanno convenuto che era il momento di distruggermi definitivamente.

Mi ritengo una ragazza fortunata: ho avuto successo con il primo esperimento e non sento affatto l’esigenza di ripeterlo; non perché mi faccia schifo, ma perché sono assolutamente convinta che il successo è quello che ti capita per caso, senza averlo calcolato. Per molti sono una scrittrice fallita perché vendo “solo” 30.000 copie e non più 3.000.000; per molti ero fallita anche quando ne vendevo 3.000.000. Io non mi sono mai sentita fallita, né mi sento adesso: crogiolarmi su un successo passato non mi si addice, e una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo è inventarmi nuove possibilità, percorrere nuove strade, rinascere dalle mie stesse ceneri e non dovermi preoccupare né di quel che è stato né di quel che sarà. Non vorrei mai provare noia di me stessa, mi basta ciò che mi regala il mondo.

Aggiornamento sabato 8 gennaio: il Fazi-pensiero rilasciato a Claudio Sabelli Fioretti nel 2006: dichiarava tutto il contrario di ciò che dichiara adesso.

“Papà Fazi mi ha fregato”. Intervista di Luca Telese su Il Fatto Qutidiano (05/01/11)

La scrittrice ha fatto causa all’editore, padre del suo ex ragazzo: “Aveva il cuore a sinistra e il portafogli a destra. Ora, per assenza di cuore, è tutto a destra”

“Guadagnare un milione di euro? Mi ha portato sull’orlo della bancarotta”. Seduta al tavolo della sua cucina Melissa si accende una sigaretta, sorride, racconta, per dimostrare questo incredibile assunto. Lei, che è stato simbolo del desiderio erotico di una generazione di adolescenti, oggetto di feroci polemiche, oggi la puoi incontrare a Roma a spasso per il quartiere Esquilino, a pranzo nel notissimo alimentari-ristorante Roscioli, da Mas (i superpopolari “Magazzini del Popolo” dove si trovano scarpe da un euro), nel mercato di piazza Vittorio a fare la spesa tirandosi dietro un carrello di quelli da ottantenne, color grigio topo. Melissa Panarello, in arte “P.”, 25 anni, è fisicamente identica – minuta, labbra rosso fragola, viso affilato da bambola di porcellana – a quando nel 2003 scolvolse le classifiche arrivando a 3 milioni di copie (così si leggeva sulle fascette) con i suoi famosi Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Libro, “non-libro”, “capolavoro erotico”, macché, “un bluff”, “scrittura precoce e matura”, figurarsi “non l’ha scritto lei”: l’Italia si divise sulla figura della scrittrice trasgressiva, il cui volto fu rivelato solo dopo i 18 anni. Poi un secondo libro (L’odore del tuo respiro), un pamphlet contro Ruini (In nome dell’amore), il fidanzamento con il figlio del suo editore, Elido Fazi, una guerra legale con il padre per i diritti, un paio di catastrofi familiari e non. Oggi è tornata con un libro per la Einaudi (Tre, 16 euro), e un ruolo da guest star a Victor Victoria. Eppure spiega: “Sono sempre sull’orlo della bancarotta”.

Diventare poveri con un milione di euro: o non è vero, o non è possibile. Te lo posso dimostrare.

E’ difficile. Allora: il successo mi è arrivato addosso a 17 anni. Non ho il senso del denaro oggi, figuriamoci nel 2003!

Cominciamo dall’inizio. Avevo girato trenta editori. Alla fine il manoscritto, dopo tantissimi e prevedibili rifiuti finì sulla scrivania di Simone Caltabellota editor della Fazi.

Anticipo? 1000 euro: che per un esordiente era tantissimo.

Messi da parte? Ma và! Mi comprai una macchina fotografica e un gigolò.

Raccontavi di mille seduzioni ti serviva un gigolò? Appunto: mi mancava il sesso mercenario. Ma parlammo tutta la sera di riti dionisiaci.

Falsissimo. No, vero! I gigolò a volte sono molto colti. Non dimenticarti che devono soddisfare le donne.

Nella prima settimana, con il tam-tam, 100 colpi vendette 10mila copie. Più di Eco! Economicamente non avevo idea di quanto valesse quel successo. Né mi interessava.

Prima intervista? Con Paola Tavella, per Io Donna, all’uscita di scuola! Siamo ancora amiche.

L’idea di un cognome celato, alla Malcom X di chi fu? Di Simone Caltabellota. Piccola grande trovata.

E celare il tuo volto in un frammento di specchio? Mio padre non voleva.

Genitore bigotto siciliano, si disse. Macché, molto liberale. Solo riservato, per pudore.

Si scrisse: è il padre che amministra i suoi diritti. Magari. Mio padre è stato l’unico a non toccare una lira.

E chi lo fece, invece? Mia madre. Le davo un mensile. Ma ha speso tutto in creme e vestiti.

Dovrebbe essere il contrario? (Ride) E’ quel che dico pure io.

I diritti cinematografici furono venduti dopo soli 10 giorni. A Francesca Neri, che ebbe un grande intuito.

Quanto pagò? Non lo so. Fazi non mi ha mai fatto vedere nemmeno il contratto, né dato soldi per il film.

Come è possibile? Eri anche la fidanzata di suo figlio! Thomas: un ragazzo dolcissimo, pulito. Non ha nulla a che vedere, per fortuna, con lui.

Editore progressista di sinistra. (Ride) Macchè: cuore a sinistra e il portafoglio a destra. Ora, per assenza di cuore, tutto a destra.

Lo pensavi anche allora? Ti spiego come l’ho scoperto: si è rivelato un egocentrico, un Berlusconi venuto male.

Quando iniziano ad arrivare i primi soldi? Guarda qui: il rendiconto del primo anno, malgrado le vendite: 160mila euro.

Però, averli tutti insieme… Infatti Fazi non me li dà.

Per non farti montare la testa? A me dice un’altra cosa: tutti insieme non li ho, pago a rate.

Un super stipendio? All’inizio 50 mila euro al mese. Poi 12mila. Poi 8.

Tantissimo lo stesso. Aspetta un attimo. A fine anno non mi aveva dato ancora tutta la cifra. Però io dovevo pagare le tasse su tutto. Era come dimezzarli.

E il tuo commercialista? Era d’accordo. Ma era lo stesso di Elido, me l’aveva trovato lui.

E la cosa non ti preoccupava? (Allarga le braccia) Il giorno dopo il compleanno Fazi mi dà un foglio: “Firma qui”. Era il contratto per il secondo libro.

Acconto? 20 mila euro.

Per una autrice da 3 milioni di copie? Una miseria. A me sembrava una cifra enorme. Te l’ho detto, allora dei soldi non mi importava nulla, era mio suocero, mi fidavo.

Nel frattempo il libro veniva venduto in 55 paesi… Di quello si occupava Thomas, lavoro ben fatto. Ma non ho mai saputo quanto fruttasse.

E’ vero che i tuoi si sono separati per colpa del libro? E’ quello che mia madre mi ha raccontato. Ma penso che ci fosse qualche altro problema.

Intanto compri la casa. La pago 600mila euro. Uso i primi acconti per l’anticipo, ma devo accendere un mutuo da 8mila euro al mese.

Una follia, con tutti i tuoi soldi. Solo sulla carta! Di più: accendo un mutuo da 20mila euro per aiutare mia madre ad aprire un negozio.

Te li ha restituiti? No, l’attività è fallita. E lei nega di averli avuti. Ma io pago ancora 500 euro al mese.

Intanto lasci la scuola. Già: non ho il diploma, non ho la patente, non ho un cazzo.

Perché molli tutto? I compagni tutti affettuosi e solidali. Per i professori sembravo trasparente. Però è vero: volevo fuggire da Catania.

La provincia del Sud? No, è uno stereotipo sulla Sicilia che non esiste. Catania è la terra di Brancati, di Micio Tempio, del primo Verga. L’erotismo non dava fastidio a nessuno.

Stavi diventando povera ma giravi il mondo. Non ho avuto una adolescenza, ma questa fortuna è stata irripetibile: sono stata ovunque, dalla Lapponia al Giappone. In Italia contestata da tutti, fuori osannata come Simone de Beauvoir.

La stroncatura più feroce? (Ride sonoramente) Senti Nicola Lagioia: “Melissa va messa a 90 gradi su un tavolo, per infilarle su per il culo le pagine di Lolita, nella speranza che per osmosi qualcosa le arrivi”.

Delicato. E ne ridi? Sai, questa idea dell’osmosi mi pare buffa. Non avrei nulla da dire, se non fosse intriso di maschilismo: avrebbe scritto qualcosa di simile per un uomo?

Altre soddisfazioni letterarie? Incontrai Enrico Brizzi a teatro. Gli tesi la mano. Non me la strinse. O era miope o era stronzo.

Cento colpi era mitomania o esperienze libertine? Tutto vero. Nessuno ha mai capito che era un romanzo che nell’eccesso erotico raccontava la solitudine di una adolescente.

Dài, la solitudine… Invece era quello – oltre al sesso – il motivo del successo. Quanti libri erotici, escono?

Nell’Odore fai fare a Thomas Fazi la figura del fesso. La letteratura ha le sue piccole vendette.

Per colpire il padre ti vendicavi sul figlio? (Sorride) Ci sono anche le vendette dell’amore.

Nel libro abortivi nel water. Una balla, non è mai accaduto.

Poi nel 2008 vi lasciate. Restiamo molto amici. Non so se ci sia una relazione, ma appena accade Fazi non mi manda più rendiconti.

Nel 2009 l’editore Borielli pubblica senza dirti nulla Bocciolo di rosa. “Il primo libro di Melissa P”. Una truffa. Era la prima versione dei Cento colpi, che mi aveva rifiutato quando ero nessuno.

Non lo riconosci tuo? Anzi. Era più porco, più bello. Solo che del tutto pirata.

Gli fai causa e la vinci. Sì. Ma se la cava con 9mila euro, dichiarando di essere fallito e di aver tirato solo mille copie!

Capitano tutte a te. Peggio. Mi becco anche una querela dalla fidanzata di Freda, Anna K. Valerio.

Cosa c’entra? Mi attacca su un sito: il mio erotismo, al contrario del suo, dice, è triste perché di sinistra. Rispondo che mi pare strano, detto da una con la faccia da trans.

Delicata. E con Fazi? Mi affido a un avvocato.

Secondo te ti doveva due milioni di euro… Ma dice che non li ha. Alla fine ci accordiamo per 70mila. 61 netti. Però ho ripreso tutti i diritti.

Cosa ci fai? Spariti per i debiti del mutuo.

Sei tornata in libreria con Tre. Dopo tante catastrofi una rinascita. E’ un libro nato nel pieno della bufera: precarietà, disillusione, transizione.

E il lavoro con la Cabello? E’ una ragazza dolce, bella, sensibile. Ho intuito dentro di lei la traccia di un grande dolore.

C’è una scorciatoia per tornare al successo milionario? Sì, scrivere una porcata e intitotolarla Cento colpi di spazzola 2.

E lo farai? (Ride). Sì, a 70 anni, sulle ultime scopate della mia vita. C’è già il titolo: Cento colpi di spazzola prima di andare a morire.

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