Melissa P torna alla ribalta: «Parlate di sesso per parlare di altro» – Valentina Della Seta su Il Messaggero (01/12)

Con il suo primo romanzo, Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, Melissa P. ha contribuito a inaugurare nel nostro paese il fenomeno del mega-seller. Un successo che è arrivato molto più in là dei confini dell’Italia, conquistando vendite a sei zeri e le copertine dei giornali di mezzo mondo. Come racconta uno dei suoi editor di allora, Vincenzo Ostuni: «Nel 2004 siamo andati con Melissa alla Fiera di Francoforte in macchina e quando ci fermavamo negli autogrill tedeschi tutti la riconoscevano». È un genere di notorietà che pochi hanno conosciuto, e dal quale non è facile uscire indenni: «Lì per lì non ci ho fatto caso», afferma la scrittrice, «ero troppo piccola, ma credo che se fosse successo adesso mi avrebbe traumatizzato».

Melissa oggi ha venticinque anni. È nata a Catania, ma vive a Roma, in una bella casa affacciata su Piazza Vittorio, di quelle costruite nel primo Novecento, con i soffitti alti e le stanze grandi. Sul tavolo in cucina tiene il volume delle opere complete di Silvia Plath, e altri con le poesie di Anne Sexton e Amelia Rosselli. Ha appena pubblicato il suo quinto lavoro, un saggio narrativo dal titolo In Italia si chiama amore, uscito in questi giorni per Bompiani.

Da dove viene questo titolo? «L’ho preso da un documentario sulla sessualità degli italiani, girato negli anni Cinquanta dal regista Virgilio Sabel. Il libro è una versione ampliata delle mie inchieste sul sesso nelle città italiane».
C’è un capitolo dedicato a Roma, in cui scrive: «Pensavo che una città tanto desiderata fosse capace di regalare altrettanto desiderio, un fluire perpetuo di sensualità, strade disseminate di complimenti e rose, ragazzi in motorino pronti a offrirti un passaggio, ragazze antiche ondeggianti sui fianchi eterni».

Sembra che lei sia arrivata nella capitale con un immaginario mutuato dalla Dolce Vita anni Cinquanta. «Penso che tutti ci arrivino così, credendo che Roma sia una città piena di possibilità. Io poi mi aspetto sempre che la Dolce Vita sia da qualche parte, ogni volta che mi sposto spero di trovarla. Ma mi sono accorta che Roma è una città anche molto disgregata, in cui gli abitanti si mescolano poco, e ognuno frequenta solo persone del suo stesso ambiente. Quest’ultima considerazione però non vale per descrivere Piazza Vittorio: non è solo dei romani, quindi in questo luogo io gli altri abitanti ci sentiamo legati da una sorta di estraneità».

Qui ti senti in qualche modo a casa?
«Quanto mi senta a casa qui l’ho capito stamattina, quando mi hanno citofonato per scendere a partecipare alla foto di gruppo con gli abitanti del quartiere».

Tornando al libro, mi sembra che ci sia dentro soprattutto un suo modo di stare al mondo, fatto di pochi giudizi e di molta compassione.
«Compassione è la parola giusta: la compassione è umana, la pietà cristiana. La pietà sottintende un sentimento di superiorità verso chi ci impietosisce. La compassione ammette invece l’altrui fallibilità quanto la propria, quindi si gioca ad armi pari».

Quando si parla di lei si scatenano reazioni anche molto violente, una cosa che non succede con altri scrittori, mentre lei non parla mai male di nessuno. «Le persone di cui voglio parlare male le metto nei romanzi, è il mio modo per liberarmene e per esorcizzarle. Nella vita cerco di non avere a che fare con le cattiverie, è una difesa che ho adottato fin da quando ero piccola».

L’essere identificata come scrittrice di cose di sesso ha influito sulla sua vita amorosa?
«È una tragedia. Gli uomini pensano che mi interessi soprattutto il sesso in una relazione, mentre è chiaro che anche io, come tutti, ho necessità di intessere dei rapporti sentimentali. Per quanto riguarda la mia scrittura, spero che si capisca che il sesso è spesso un pretesto per parlare anche di altro».

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Tutta colpa di Marte

Qualcuno di voi avrà seguito la polemica cominciata lo scorso mercoledì su “Il Fatto Quotidiano”, quando ho rilasciato a Luca Telese un’intervista in merito alla mia attuale condizione e ai problemi avuti con la Fazi Editore o meglio, con Elido Fazi.

Per chi se la fosse persa, qui la mia intervista, qui l’intervista-risposta di Elido Fazi e qui il commento di Luca Telese.

Sull’edizione del “Fatto” di oggi, la mia lettera di risposta a Elido Fazi:

Caro Fatto,

sarei lieta che pubblicaste questo mio scritto, dopo aver appreso su queste pagine che secondo il mio ex editore, nonché ahimè ex “suocero”, Elido Fazi, io sarei un’analfabeta. Nonostante, si intende, abbia pubblicato tre mie opere e fatto una proposta d’acquisto per altre due: un romanzo e un fumetto, entrambi poi ceduti a editori di opinione diversa dalla sua. Ho anche appreso di essere stata una perfida e luciferina creatura di sedici anni che ha realizzato il demoniaco compito di far guadagnare denari e lustri a una casa editrice prima sconosciuta ma felice, che con il mio arrivo e il mio orribile successo è andata in pezzi (parole sue). All’analfabetismo e al satanismo, si aggiungono i miei capricci: mi rifiutavo, addirittura!, di andare ospite ogni sera da Vespa, non ritenendolo abbastanza maligno per una come me, ma un semplice “cazzone”, dice Fazi nell’intervista, usando parole non mie. Gli aggettivi utilizzati nei miei confronti dal cultore di Keats e della poesia romantica, sembrano più estrapolati da un qualsiasi blog che frutto di una mente colta e raffinata, ma l’analfabeta sono io, quindi di che m’impiccio.

Mi risulta, e gli estratti conto lo testimoniano, che Fazi Editore ha smesso di pagarmi le royalties in rate nel febbraio 2009, senza addurre alcuna motivazione. Inoltre, dal 2008, non ha mai presentato i rendiconti relativi alle vendite dei miei libri, nonostante sia io che il mio ex agente sollecitassimo ripetutamente tramite lettere e e-mail (altri testimoni). Prima di rivolgermi a un avvocato, andai in casa editrice di persona a chiedere spiegazioni, e Elido Fazi mi rise in faccia davanti a tutti. Nonostante questo, lui voleva comunque pubblicare i miei successivi libri e sicuramente è stata la mia assoluta malignità a farmi desistere, di fronte all’ingenuità di un povero editore di cinquanta anni.

Sono anche grata, a voi del Fatto Quotidiano, per avermi dato una notizia tutta nuova: nella sua intervista Elido Fazi sostiene di aver ricevuto 80mila euro dall’opzione cinematografica acquistata da Francesca Neri. Bene: al tempo, io sapevo che gli euro erano 34mila. O Fazi mente adesso, o mi ha mentito nel 2003.

Non sapevo, inoltre, che il dottor Fazi, oltre che illustre uomo di lettere e di marketing, fosse anche un veggente: quando sostiene che il mio ultimo libro, “Tre”, ha venduto 6mila copie non ha alcun dato a suo sostegno, poiché il romanzo è stato distribuito in 24mila copie in libreria e grande distribuzione, e i dati delle vendite devono ancora pervenire sia a me che al mio attuale editore.

Ma lui è l’uomo di marketing e io la bugiarda, quindi di che m’impiccio.

PS: Elido Fazi rende poeticamente visibile una serie di luoghi comuni di questo tragico paese: i giovani sono tutti parassiti-viziati, i cinquanta-sessantenni tutti generosi e disinteressati; le ragazze tutte brutte, quando dicono di no; le donne tutte puttane e corruttrici, sempre. Grazie, Elido, per averci spiegato l’essenza di questo eterno romanzo italiano. Mi fai sentire felice di essere fotogenica, analfabeta e più brutta di tutte le malcapitate che ti vanti di aver posseduto.

Qualcuno parla di soap opera, e non sarò certo io a negare che effettivamente, da tutta questa storia, potrebbe essere tratto un buon soggetto per una sit-com tragicomica. E’ quindi scontato che in molti trovino la questione assolutamente inconsistente, degna di un rotocalco scandalistico e non di un quotidiano indipendente quale “Il Fatto Quotidiano”.  Oppure, forse, bisognerebbe usare a proprio vantaggio una storia come quella che ho raccontato per chiarire o conoscere tutte le storie che non si conoscono.

L’anno scorso è nato un movimento, Scrittori in causa. I fondatori sono scrittori e scrittrici ex Fazi Editore, o addirittura ancora legati alla casa editrice di Via Isonzo da un diritto di opzione che (come spiega lo stesso Elido Fazi), viene pagata “100 euro, come da prassi”, a prescindere dal numero di copie che l’autore vende o ha venduto. Scrittori in causa è la prova che ciò che dico non è frutto della mia fantasia e che, come me, molti altri scrittori hanno ricevuto medesimo trattamento dalla casa editrice “indipendente e liberale”.

Mi hanno accusato di essere bugiarda, in cerca di pubblicità oppure, aiuto!, una che la dà via facile per raggiungere i suoi scopi.

Non ho alcun problema a incassare critiche e insulti, fanno parte del mio mestiere. Mi hanno sempre divertita, come una commedia all’italiana. (Qualcuno, su questo blog, si lamenta della censura: è vero, cestino i commenti pieni di insulti, perché non ho molta voglia di essere insultata sul mio blog. Internet è grande, il mondo pure: scegliete altri luoghi per usare certi epiteti).

Molti pensano che una scrittrice che scrive libri erotici sia, nella vita, una donna fatale e sessuomane che organizza orge e incontri sessuali e che costruisce una carriera sulle proprie grazie e le proprie doti -non letterarie. E’ come pensare che uno scrittore di libri gialli passi tutto il tempo a investigare e  risolvere crimini. Chi la pensa così rivela una mentalità ristretta e una scarsissima immaginazione. Chi invece pensa che scrivere libri erotici assicuri un successo facile, è pregato di andarsi a leggere quello che ho scritto su questo blog, qualche post fa. Ma ripeto: l’erotismo, di per sé, non vende. In libreria ci sono centinaia di libri erotici, e molti non arrivano a vendere nemmeno 1000 copie.

Una cosa buffa che mi capita da quando, nel 2003, ho pubblicato il mio primo romanzo è notare quanto l’atteggiamento di chi mi demolisce senza conoscermi, cambi radicalmente nel momento in cui mi incontra, mi parla e capisce che tutto ciò che pensava in precedenza altro non era che un pregiudizio, alimentato dalla stampa o dalla propria immaginazione. Tutti, per esempio, si stupiscono di avere davanti una normale e bassa ragazza di 25 anni senza tacchi e l’ombelico coperto; quello che si aspettano è una giovane e procace cubista della provincia di Catania con molte tette e poco ingegno. L’ingegno non so se c’è, ma le tette sicuramente no. E quello che sicuramente non c’è è la voglia di scandalizzare o, peggio, di trasgredire. Certo, le polemiche mi divertono, ma solo se sono utili ad accendere dibattiti.

Mi accusano, inoltre, di essere stata fidanzata al figlio del mio ex editore per fare carriera. Io e Thomas ci siamo amati per cinque anni e abbiamo vissuto una bellissima storia d’amore, finita come tante finiscono. Quando ci siamo messi assieme, il mio primo libro era già pubblicato e avevo già firmato il contratto per il secondo libro. Stare con Thomas non significava, per me, assicurarmi un futuro. Non  ho mai scelto uomini in base al loro potere o al loro denaro, anche se oggi questo atteggiamento può essere considerato ingenuo o anacronistico (o falso, come dirà sicuramente qualcuno). Ho sempre mantenuto enorme riserbo sulla mia vita privata, e lo dimostra il fatto che Novella 2000 non si è mai occupata di me. Potreste dire che i libri che scrivo non sono certo opera di una creatura pudica, ma il pudore non c’entra niente con la discrezione e con l’esigenza di ritagliarmi uno spazio privato mio, conosciuto solo a pochi intimi.

Sia chiaro che non mi sto giustificando, non ho mai avuto nulla di cui vergognarmi. Rettifico.

Nel 2003 molti dicevano che ero una meteora. Quando hanno capito che non lo sono, hanno convenuto che era il momento di distruggermi definitivamente.

Mi ritengo una ragazza fortunata: ho avuto successo con il primo esperimento e non sento affatto l’esigenza di ripeterlo; non perché mi faccia schifo, ma perché sono assolutamente convinta che il successo è quello che ti capita per caso, senza averlo calcolato. Per molti sono una scrittrice fallita perché vendo “solo” 30.000 copie e non più 3.000.000; per molti ero fallita anche quando ne vendevo 3.000.000. Io non mi sono mai sentita fallita, né mi sento adesso: crogiolarmi su un successo passato non mi si addice, e una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo è inventarmi nuove possibilità, percorrere nuove strade, rinascere dalle mie stesse ceneri e non dovermi preoccupare né di quel che è stato né di quel che sarà. Non vorrei mai provare noia di me stessa, mi basta ciò che mi regala il mondo.

Aggiornamento sabato 8 gennaio: il Fazi-pensiero rilasciato a Claudio Sabelli Fioretti nel 2006: dichiarava tutto il contrario di ciò che dichiara adesso.

Domande ri(n)correnti

“Perché pubblichi ancora un libro che parla di sesso?”

Domandano. Quasi tutti. Con un candore ai limiti dell’ingenuità.

E’ come chiedere a Gianrico Carofiglio perché scrive solo thriller legali. Per esempio.

Io scrivo di sesso perché il sesso mi interessa. E’ una lente di ingrandimento sul mondo e ognuno guarda il mondo con i propri strumenti. Non mi interessa farlo con le inchieste e i sondaggi. Mi interessa vedere il mondo attraverso le relazioni che il mondo stesso propone. O scioglie. O fomenta. O elimina.

Dice: il sesso vende. Certo. Pure il commissario Montalbano vende. Lui non scopa mai e quando lo fa è molto discreto.

Se volessi fare i soldi col sesso farei i film porno. Almeno sono sicura che lì pagano. Perché con gli editori non si sa mai. Ci sono quelli che rubano. Quelli che manipolano i rendiconti. Che ti dicono di aver venduto 10 copie e invece ne hai vendute 10 mila. Per esempio. Queste cose succedono.

Quindi: domanda molto sciocca quella che mi proponete. Schiocchissima.

Parlo di sesso perché in Italia il presidente del consiglio governa con il suo uccello. Parlo di sesso perché sono stanca di vedere corpi esibiti e nessun interesse verso la sessualità vera e autentica. Siamo il popolo più ignorante per quanto riguarda le faccende sessuali. Per quelle di cuore poi siamo tantissimo indietro.

Il sesso non è un argomento di serie B. Il sesso è il racconto del mondo e un popolo si conosce soprattutto grazie ai suoi costumi sessuali.

Se fate certe domande mi sa che il mio lavoro non è ancora finito. Devo continuare a raccontarvi storie porche. E’ una missione. Non c’è alternativa: quando comincerete a guardare al sesso come a un fatto normale e non peccaminoso potrò ritirarmi in campagna ad allevare tigrilli e savannah cats.

Per adesso date un’occhiata alla porca copertina. tre