Gentile Ministro D’Alema,
leggo sul quotidiano Repubblica che il 30 agosto un cittadino americano verrà giustiziato nello stato del Texas.
“Non ha ucciso nessuno, non è neanche il complice di un omicidio, eppure il 30 agosto Kenneth Foster, 30 anni, sarà giustiziato. La sentenza ha applicato una legge vigente solo in Texas, in base alla quale una persona “è responsabile di un crimine commesso da altri qualora egli abbia agito con l’intenzione di promuovere o assistere il compimento di tale crimine”. Foster era alla guida dell’auto che è servita alla fuga di Maurice Brown, esecutore materiale di una rapina degenerata in omicidio, giustiziato per questo delitto alcuni anni fa…“ (fonte Repubblica.it)
A prescindere dalla discutibilità della sentenza e della legge che consente di giustiziare un uomo solo perchè “complice indiretto di un omicidio”, mi piacerebbe sapere che ruolo assumono la Farnesina e lo Stato Italiano in merito alla vicenda.
E’ notizia recente lo scontro fra Teheran e la Farnesina, la quale ha espresso “forti inquietudini per l’ondata di sentenze capitali nella Repubblica islamica” e ricordato come “il governo di Roma sia fortemente impegnato a livello internazionale per arrivare ad una moratoria universale della pena di morte“. Teheran ha risposto diplomaticamente che l’Italia non ha il diritto di interferire sulle questioni che riguardano l’Iran, e a ragione dico io. Perlomeno, se l’Italia si assume il diritto di interferire su questioni interne di altri Stati, lo facesse in maniera equa ed equilibrata. Ma il problema della servitù italiana nei confronti degli Stati Uniti rimane. E’ talmente palese, caro Ministro, che l’Italia non ha nessuna voglia di fermare le esecuzioni capitali negli Stati Uniti, ma di farlo soltanto in quei paesi “potenzialmente nemici”come l’Iran, per l’appunto. Per farle un esempio, cito l’apertura di Repubblica.it riguardo le esecuzioni capitali in Iran: “La sistematica ferocia con cui il regime di Teheran continua a comminare ed eseguire condanne a morte...”. Si parla di ferocia, Ministro D’Alema, e ferocia è una parola grossa ed importante, che non compare in nessuna riga dell’articolo riguardo Kenneth Forster, condannato a morte americano insieme ad altre migliaia di cittadini americani in attesa di essere giustiziati con ferocia. La morte è sempre feroce, in particolar modo quando è usata per “punire” chi a sua volta ha ucciso. Io dunque chiedo a lei, Ministro D’Alema, d’intervenire contro la pena di morte negli Stati Uniti allo stesso modo in cui è intervenuto contro la pena di morte in Iran. E di intervenire contro tutti i paesi che utilizzano la pena di morte. Dimenticare i servilismi, Ministro D’Alema, dimenticare i colori politici, dimenticare le religioni. Forse, in quel caso, l’Italia potrebbe riacquistare un po’ di dignità e avere un ruolo importante nel mondo, per una volta, che non sia l’adesione ad una guerra considerata giusta solo da chi ha urgenze politiche ed economiche.






