Quando a 15 anni il sesso è una triste abbuffata – Silvia Rita su Il Messaggero

Le età di Eva/Annie Lennox, Irene Papas e la giovanissima Melissa P.: tre donne, tre modi diversi di avere un rapporto con il tempo.
La grande cantante e l’attrice greca raccontano la loro maturità. Mentre l’autrice-scandalo fa discutere con un libro che è già un caso.
Tre donne, tre facce della femminilità, tre modi di sconfiggere il tempo. C’è Annie l’artista, la femminista di rottura, l’efebo senza cellulite capace di esagerazioni estetiche che lo rendono personaggio. Una persona senza età, modello di se stessa. C’è Irene l’attrice, Penelope dell’Odissea televisiva amata dagli italiani, maschera mediterranea, incarnazione, nel mondo, delle grandi donne della tragedia classica. Una femmina eterna, archetipo del dolore, della profezia, della maternità, dell’eros. E c’è Melissa P, la quindicenne siciliana che ci racconta incredibili esperienze sessuali nel suo diario-romanzo da pochi giorni in libreria. Scandalo annunciato, e al tempo stesso, forse, specchio di una tragica realtà.
Tre protagoniste del mondo attuale. Annie ha fermato l’orologio al momento in cui si è riconosciuta, amata e affermata. Irene non lo ha mai posseduto, unita com’è ai prototipi che fa rivivere. Melissa P, per contrasto, le ore e i giorni li ha bruciati e li brucia, senza fiamma, prima ancora che possano trascorrere. Tre ragazze di oggi che vivono un rapporto anomalo con il fluire della vita. Lennox ha cinquant’anni e nessuno, lei per prima, ne sa nulla: bellissima, la Bellezza non le serve, e si concede persino il lusso di sentirsi uomo. Papas ha il diritto di non rivelare la propria data di nascita: sulla faccia porta la Grecia di Omero, il pensiero occidentale, la capacità di fare figli a cent’anni. Melissa, per scherno e per dolore, o per astuzia da Terzo millennio, spiattella senza veli in un librino istintivo la miseria di una “mai vergine” da bolgia telematica. Cosa le unisce? La capacità di esistere, consistere e resistere “da femmine”. Caparbie, scabrose, dolci, insopportabili. Creature complesse per istituzione che, sulla propria appartenenza, costruiscono un modo particolare di non sottostare alle date, alle scadenze. Artificiosa Annie; sacerdotale e menade Irene; innocentemente putrida Melissa. Ferme. Senza documenti possibili. Più donne che madonne. Negazione di un luogo comune, quello della romanza di Léhar che, nella “Vedova allegra”, le vorrebbe gonne da operetta: “Donne, donne, eterni dèi”.

C’è anche chi, ancora adolescente, ha già bruciato le tappe di una vita. Si chiama Melissa P., diciassettenne siciliana. In un romanzo autobiografico racconta le sue esperienze sessuali estreme, consumate a partire da quando, di anni, ne aveva 15. Il testo di Cento colpi di spazzola arriva alla Fazi di Roma via e-mail. Appurato che non si tratta di uno scherzo, gli editori decidono di pubblicarlo. Pochi giorni e scoppia il caso letterario, anzi, lo scandalo. Il libro non sembra di una diciassettenne. Melissa racconta gli innumerevoli rapporti sessuali con parecchi stereotipi e tanta tristezza. Il sesso come abbuffata. Come comportamento compulsivo che non dà appagamento fisico, né mentale. Somiglia, Melissa, a una bulimica, ma il cibo, per lei, è il sesso. Nella sua mente di ragazzina rappresenta la via per raggiungere l’amore, l’autostima. Ma nello squallore in cui si consuma non riesce ad assolvere al compito che Melissa gli affida. Ci eravamo abituati a una visione più rassicurante dell’iniziazione sessuale degli adolescenti. Affettuosa e significativa nel caso dei “Porci con le ali” di Lidia Ravera. Consumata in un attimo, in un primo rapporto sospirato e frettoloso, nel film di Gabriele Muccino “Come te nessuno mai” . O più tormentata, tra autorepressione e desiderio di emancipazione, nel romanzo “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella, un’altra siciliana. E adesso il diario di Melissa. Squarcia il velo su una società imperfetta che partorisce dolore e deviazioni. Se tutto quello che racconta è vero, la nostra è proprio la società in cui genitori ciechi e sordi non si accorgono che la loro figlia trascorre ore e ore collegata con il sito Internet http://www.sessoperverso.it. In cui uomini adulti, conosciuti in rete, danno appuntamento a una quindicenne, la coinvolgono in giochi erotici sempre più pesanti, la stuprano, la umiliano, la mollano. “Non sto male e non sto nemmeno bene, la cosa inquietante è che non sto…”. Così scrive Melissa all’inizio del suo diario. Questa sensazione l’ha portata a cercare di stordirsi consumando un’esperienza sessuale dietro l’altra. Voleva sentirsi bella. Voleva sentirsi amata. Si è dovuta accorgere da sola che questa non era la strada giusta. Nessuno glielo aveva mai spiegato. Il libro ha un inaspettato lieto fine: Melissa trova l’uomo dei suoi desideri. Uno che la tratta come “una principessa… così bella che anche i sogni vogliono rubarla”. E lei proprio una principessa avrebbe voluto sentirsi. Da sempre. Un finale inverosimile? Forse solo troppo bello per essere vero. Così come troppo inquietante per essere accettato è l’intero romanzo, che pure rischia di rispecchiare la realtà.

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