Lolita a luci rosse – Luciana Sica su Repubblica

Lirico e sconvolgente, duro e romantico? Lasciamo da parte le aggettivazioni che compaiono sulla quarta di copertina, perché non è la qualità letteraria a rendere il librino, di cui qui ci occupiamo – un documento per certi versi interessantissimo sul mondo femminile. Dipende certamente da come si legge questo “diario” intitolato 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire(Fazi, pagg 144, euro 9.50), che ha scatenato la tendenza alla grafomania virtuale via Internet e nel giro di una settimana ha venduto diecimila copie.
I lettori con tendenze onanistiche non troveranno niente di meglio tra le ultime “novità” editoriali di genere hard, anche se certa letteratura erotica d’autore potrebbe risultare in ogni caso ben più “eccitante”.
Ma qui il “dettaglio”, che cambia totalmente lo sguardo di chi ne sfoglia le pagine, è la tenera età dell’autrice del volumetto.
La siciliana Melissa P. è poco più di una bambina, ha solo quindici anni quando avvia una serie infinita di scorribande sessuali. Magari fosse un racconto nel segno dell’edonismo più sfrenato, un libro autobiografico, ludico giocoso, caliente: è al contrario un catalogo algido e triste, quasi desolante. Non siamo affatto nei dintorni di Catherine M.,quella signora francese consapevole e compiaciuta, che da intellettuale sporcacciona ha raccontato spregiudicatamente le sue imprese erotiche. Lì c’era tanto pazzo divertimento. Qui siamo invece nel territorio dell’adolescenza dove il lutto di sempre per l’irrimediabile perdita dell’infanzia oggi si coniuga con una generalizzata inconsistenza dei modelli adulti e nel caso delle ragazze con le più profonde nevrosi della condizione femminile, neppure sfiorate dai fasti recenti dell’emancipazione.
“Non sto male e non sto nemmeno bene, la cosa inquietante è che “non sto”… Voglio amore, diario. Voglio sentire il mio cuore sciogliersi e voglio vedere le stalattiti del mio ghiaccio spezzarsi e affondare nel fiume della passione, della bellezza…. Difficile per me essere di qualcuno, non sono neanche di me stessa… Sono sporca, solo l’Amore, se esiste, potrà ripulirmi”: Melissa, questa Lolita siciliana accecata dal colore delle luci rosse e ignara del profumo sottile dell’erotismo cerca l’Amore. Anzi il grande Amore.
E’ una pricipessa che, con cento colpi di spazzola, ogni notte ridona lucentezza ai suoi capelli scombinati e sporcati dalla volgarità maschile. In assenza del Principe Azzurro, è perduta nella malvagità del bosco, ma quando finalmente Lui apparirà i suoi capelli splenderanno per sempre.
E’ una favola antica, e piuttosto deprimente. Sarà pure un po’ schematico ma risulta il seguente quadretto: la donna senza Uomo non vale niente e la sua autostima tende a collocarsi sotto i tacchi (alti), immersa in una dimensione di vuoto si consegna al desiderio del primo che passa senza neppure rintracciare il proprio piacere sessuale, un bel giorno incontra ilDeus ex machina che la solleverà dalla sua squallida turpitudine e allora sì che vivrà felice e contenta. E secondo voi come si presenterà il Noumeno? “Mite, pacato, rassicurante”, of course. E come la conquista? Nientemeno che con una serenata sotto il balcone, anche se lassù non c’è propriamente Giulietta.
C’è Melissa che nel frattempo ne ha combinate di tutti i colori e in tutte le varianti immaginabili. Un corpo-oggetto, un contenitore privo di emozioni viene abusato da uomini più o meno giovani, incapaci di provare qualcosa che somigli a uno straccio di sentimento. Sullo sfondo due figure evanescenti, quella del padre e della madre, anche se poi in fondo la sua famiglia sembra tragicamente uguale a tante altre.
“Divertita ieri?”, le chiede la mamma, senza sospettare che la sua piccola ha trascorso la notte co cinque giovanotti. E non sono andati al cinema. “I tuoi vestiti facevano uno strano odore”, dice, ma odore di che? E la signora: “Di fumo…che ne so …marijuana”. Melissa: “ Come se quello che facesse male fosse solo l’hashish. Ne fumerei grammi e grammi pur di non provare questa strana sensazione di vuoto, di nulla…”. E come non darle ragione, poverina? Il papà, preso da “astratti pensieri lontani”, il più delle volte se ne sta sprofondato su un divano davanti alla tivù e chiede a sua figlia dove va, ma con voce spenta apatica. Non gliene frega niente. Melissa: “Qualsiasi cosa gli avessi detto non avrebbe cambiato espressione del volto, sarebbe rimasto lì supino. Se gli avessi detto: “Vado nella casa che ha appena comprato un uomo sposato con cui scopo”, gli avrebbe provocato lo stesso effetto della mia risposta: “A studiare a casa di Alessandra”.
E quindi Melissa tace e tace, trova superfluoparlare. Trova necessario, anzi indispensabile, affondare nel gorgo di una sessualità drogata, e lei lo fa con tutta serietà, con molta diligenza, come un compitino su un quaderno a quadretti. Presa da un’infernale trappola narcisistica, si butta via con ostinazione, si lascia andare a corpo morto, da donna piccola e disperata ha cui nessuno ha mai insegnato il piacere di ridere. O di quanto, anche in assenza del Grande Amore può essere bello che i capelli rimangano spettinati fino al giorno dopo, e senza nessuna voglia di spazzole magiche

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