Melissa P. non solo sesso – Andrea Carraro su Il Messaggero

A metà strada fra un blog di internet e un diario tradizionale, fra educazione sentimentale e un diario erotico, il libro Melissa P. 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, con le sue 500.000 copie stampate, i diritti venduti in mezzo mondo – negli Stati Uniti uscirà dopo l’estate prossima tradotto dalla casa editrice Grove/Atlantic -, il film in cantiere, è diventato un fenomeno planetario (perfino il New York Times ha dedicato un lungo articolo alla giovane autrice) che vale la pena di analizzare senza i pregiudizi e la diffidenza mostrati nei suoi confronti da molti critici e commentatori. Il romanzo di Melissa Panarello infatti non si distacca, come valore letterario, dalla media degli esordi narrativi, di piccoli e grandi editori, che hanno visto la luce in Italia negli ultimi anni. Esso non è affatto ingenuo come molti l’hanno dipinto. Né si tratta soltanto di un prodotto costruito a tavolino mediante una geniale operazione di marketing. Alle spalle del libro c’è la voce di una scrittrice autentica appena diciottenne. Del resto, come ha spiegato il critico Emanuele Trevi nella presentaz”ione che si è svolta a inizio dicembre al Palladium di Roma dinanzi a una platea di 200 persone (perlopiù giovani), è impossibile “inventare” un caso letterario di questa portata, altrimenti tutti gli editori lo farebbero. Non voglio dire che sia mancato un editing pure robusto (candidamente confermato dall’editore), ma lo stesso editing che viene fatto su qualunque testo di un esordiente. Leggendo il libro, ci si accorge abbastanza velocemente che la giovanissima autrice ha talento, oltre a un bagaglio di buone letture. Sebbene lei neghi dei modelli letterari, non mi meraviglierei che avesse letto Bataille ed Henry Miller insieme a tanta paccottiglia di contenuto erotico e sentimentale. Beninteso, non mancano nel libro le incertezze, le banalità, le cadute di stile che quasi sempre accompagnano un esordio, come evidenzia ad esempio questa goffa metafora: “Sfila il suo membro e si siede in un angolo… Lo immerge di nuovo nella mia spiaggia spumeggiante…”. La lingua adoperata dall’autrice più che da “prima della classe”, come ha suggerito Trevi, è referenziale, semplice, senza guizzi espressivi e poetici ma funzionale alla narrazione. E infatti assolve bene il duplice compito di raccontare una storia individuale e di esplorare l’io immaturo della protagonista. Non stupisce quindi che l’autrice catanese, prima di questa esperienza, avesse già scritto alcuni racconti erotici, uno dei quali pubblicato in rete. “L’idea di una letteratura erotica che assorbe tutti i luoghi comuni dell’erotismo “, ha scritto assai severamente Roberto Cotroneo. In realtà, la faccenda è meno semplice di quel che sembra. Le avventure erotiche della sedicenne protagonista, spesso screziate di sadomaso, sono credibili e non saturano l’attenzione del lettore, malgrado la loro sostanziale ripetività: questo perché la miscela di rappresentazione e meditazione introspettiva appare efficacemente bilanciata. Il romanzo di Melissa Panarello insomma nulla ha da invidiare ai romanzi di Isabella Santacroce o Francesca Mazzuccato, tanto per fare un paio di nomi di scrittrici avvezze a parlare di sesso e di erotismo anche spinto nei loro libri. Come ha detto una persona del pubblico del Palladium, Melissa P. rappresenta l’’mmaginario erotico delle giovani generazioni del 2000 come Porci con le ali rappresentava quello degli adolescenti e dei ventenni degli anni Settanta. La visione del mondo che ne deriva non potrebbe essere più diversa: individualistica in Melissa, utopicamente collettiva nella Ravera.

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