La neve

Nel lago bianco lenzuola lisciate sassi formica, ossa, fica
sperma di carne madre di niente
Sono la figlia! Che inconveniente,
sono la figlia, sono la figlia
alla vigilia del mio mutare,
sganghero, immune, la meraviglia,
nell’ essere ancora, sempre, famiglia.
Qui c’è una donna senza i suoi denti,
cosa va fatto
cosa si è rotto?
Attesa indecente, niente da dire,
magari ho già rotto,
il tempo si è detto.
Vago silenzio
pesto i miei passi
rifaccio poi il giro, ritorna il baccano.
Basta vedermi, un piede tra l’ossa,
vento di terra risparmia la fossa.
Controllo che i fiori non subiscano danni:
che c’è di meglio, perché altro dannarmi.
– 20 Aprile 2010 00.42

3 pensieri riguardo “La neve

  1. Bella, soprattutto per la naturalezza e la musicalità nonché per il suo porsi, ovvero per il tuo porgerla, apparentemente come una quasi filastrocca senza pretese.
    L’ironia mai esclude un immediato e volutamente malcelato anzi visibile sottotraccia inquieto, drammatico, appassionato, tormentato pur nella solare vitalità.
    Ludico girotondo sopra irrisolti dilemmi dolorosi.
    Sempre con intelligente leggerezza, simpatica e sostanzialmente candida e generosa come te (o come l’idea che -da assoluto ‘neofita’ o se vuoi intruso- di te mi sono fatto).

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