La letteratura non è un reality

Altra domanda ricorrente:Tre è autobiografico?”

La risposta è sempre questa: “Tutti i libri sono autobiografici”.

Non si capisce perché  giornalisti e  (re)censori decidano poi di affermare che “Tre è un romanzo in gran parte autobiografico”. Io non l’ho mai dichiarato. Forse sono rimasti legati al mio primo romanzo, pubblicato sette anni fa, o forse il voyeurismo e la morbosità prendono lo spazio riservato alle riflessioni. Tanto sentimentalmente legati alle cronache, da non voler nemmeno fare lo sforzo di evitare inutili paragoni.

Per molti la continuità è necessaria. Se a sedici anni pubblichi un libro autobiografico, risulta scomodo pensare che i libri successivi possano non esserlo. Perché l’etichetta è già pronta, sta lì da sette anni, tanto vale utilizzarla piuttosto che stamparne una nuova. Perché, avvezzi agli scaffali del supermarket, tutto deve avere una collocazione, appartenere a un genere, bisogna dimostrare coerenza fra il presente e il passato. Più che travisare, qui si tratta proprio di travasare, come disse la mia giovane compagna di scuola fra le risate di tutti. Spostate la pianta da un vaso all’altro senza minimamente modificarne la vita. E’ l’illusione del cambiamento che vi conforta: il cambiamento reale vi mortifica.

Tre” è autobiografico quanto “Le avventure di Peter Pan”.

Quanto alla risposta “tutti i libri sono autobiografici”, in poche righe:

se per vissuto consideriamo solo l’esperienza del corpo, allora ci perdiamo un gran pezzo di vita. Perdiamo il sogno, il viaggio, non riconosciamo il valore di una “vita interiore”, tanto astratta quanto reale.

Tre è un romanzo, non la cronaca di un episodio della mia vita. La scelta della narrazione in terza persona non è avvenuta per caso, né di certo è avvenuta per tracciare un confine fra realtà e finzione. E’ chiaro: un libro autobiografico non è meno valido di un libro non autobiografico. Ma il problema tanto non si pone perché, appunto, tutti i libri sono autobiografici, anche quelli che dichiarano il contrario.

Ma non siete ancora soddisfatti, lo so. Chi e Studio Aperto hanno le loro colpe. Voi volete sapere se ho avuto una relazione triangolare. Ma perché io vi risponda è necessario dirmi perché lo volete sapere. Una buona ragione, ecco.

18 pensieri riguardo “La letteratura non è un reality

  1. Hai assolutamente ragione. Oggi c’è come una necessità, una FRENESIA, di dare un’etichetta a tutto. Non lo so, sarà una conseguenza degli stili di vita frenetici che ci vogliamo imporre. O semplicemente perché risulta più facile credere in un’etichetta, piuttosto che abbracciare la possibilità che la vita è piena di sfumature. Ci vorrebbe più sforzo.
    Poi soprattutto quando si parla di un romanzo, che come dici tu è autobiografico anche quando consciamente non vuole essere tale, come si fa a dire che è autobiografico o meno?
    Io credo che chi ti pone questa domanda, mette già da parte la possibilità che tu abbia effettivamente ‘raccontato’ qualcosa. Che gli interessi veramente poco (o niente) sapere ciò che hai da dire.

    Siamo nella società dei reality, dell’esibizionismo, del voyeurismo sfrontato. Non c’è più la magia di leggere o farsi raccontare una storia.

  2. Beh Melissa, condivido talmente tanto ciò che hai detto qui che mi permetto di fare una cosa che non faccio mai, ossia di citare l’avvertenza che ho posto all’inizio del mio ultimo romanzo:

    “Ogni riferimento a cose o persone esistenti è casuale. Chi, da Miguel
    Bosé in giù, dovesse riconoscersi troppo se la prenda con il
    Caso, la verosimiglianza della letteratura, la menzogna romantica,
    la verità romanzesca, eccetera. Insomma: non con l’autore. Come
    disse Goethe: «L’arte e la vita sono due cose ben diverse; ecco perché
    una si chiama arte e l’altra si chiama vita».”

  3. Mi sembra di capire, che con l’uscita del tuo ultimo libro ( non letto ), alcuni giornalisti, abbiano in concomitanza con l’uscita dello stesso, volerti attribuire l’ennesima orgia letteraria.!! non sono esperto di questo ambito lavorativo, quindi non proseguo con parere e giudizio, sò solo che la stampa mediatica, lascia a desiderare parecchio, ma se fossi in te, non ci farei tanto caso.
    Invece, cosa molto importante è una reflessione su alcuni modi di questo paese, per modi, intendo, il pensar comune di questo magnifico popolo italiano, che una volta che un individuo viene etichettato, potrà coltivare fiori e guardarli dal più alto grattacielo acquistato, ma non si esiterà mai, dal ricordagli, che una volta questi fiori li aveva piantati lui stesso, rubando i semi al campo vicino!!
    che ho detto? :)

  4. Cara Melissa,
    purtroppo il pregiudizio umano – a prescindere dalla televisione, forse! – ha portato e porta tutt’ora verso una strada illogica e contraddittoria allo stesso tempo, e forse la colpa indiretta è anche degli scrittori, che amano modellare il loro libro come si fa con un vaso di argilla, dandogliene la forma scelta. E’ qui che entrano in campo le nostre esperienze che ci aiutano a dare una forma al vaso, ma con delle forme non riusciremo mai a rappresentare completamente le nostre stesse esperienze che ci hanno condotto alla realizzazione di tale forma. Un giro di parole che spiega a braccia aperte la relazione dell’artista con l’arte.

    Flavia.

  5. Melissa, a me non interessa sapere se hai avuto una relazione a tre. Vorrei che tu mostrassi di la persona che sei, non quello che fai. Sei troppo impegnata (quanto ti capisco) a scrivere per gli altri e tra le tue righe non c’è niente che parli di te. Spero che tu riesca ad andare oltre l’aspetto antipatico e presuntuoso dell’osservazione, e a coglierne il significato profondo.
    Un uomo

      1. Evidentemente non hai letto bene. Se vuoi un confronto prima leggi le cose come sono scritte. Se poi non capisci qualcosa te lo spiego, però metti da parte quella malcelata presunzione se ci riesci

  6. Decisamente la politica fa per te.
    Quota PdL, per l’esattezza.
    Sei tu a non saper(mi) leggere.
    E non c’è nulla da spiegare né DA PARTE MIA di malcelato.
    Quale confronto ? Non voglio spargimenti di sangue inutile.
    Spiegare rientra in ‘quella matematica universale’.
    Mettiti in pace con te stesso, risolvi i tuoi intimi conflitti schizoidi ovvero clamorose contraddizioni imbarazzanti e poi se vuoi, dopo esserti sciaquato ben bene col sapone la bocca, rivolgiti a me.
    Io ho accettato di scherzare con te, ma tu non approfittare della mia ludica umiltà misericordiosa.
    Cresci, qualunque sia la tua età.
    Per ora mi annoi tra sorrisi e sbadigli.
    E un filo di pietà.

    Santino, categoria sessuale in involuzione

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