Affari italiani (detto questo, detto tutto)

IL PERSONAGGIO/ Melissa Panarello, in arte Melissa P., si racconta con Affaritaliani.it in occasione dell’uscita di “Tre” (Einaudi), il nuovo romanzo, in cui si confronta con il “poliamore”: “Vuol dire moltiplicare le possibilità di dare e ricevere amore..”. E aggiunge: “Mi scandalizza lo scandalo degli altri…”. Sulla moda degli esordienti: “Sono felice che l’editoria sia più attenta ai giovani. Ho letto e apprezzato Silvia Avallone e Antonella Lattanzi. Io in un triangolo con altri scrittori italiani? Si sa che difficilmente gli scrittori riescono a convivere. In ogni caso, preferirei due donne. Magari proprio la Avallone e la Lattanzi…”. E rivela: “‘Tre’ potrebbe diventare un film, ma stavolta i diritti sono miei e, nel caso, parteciperei alla sceneggiatura…”. Poi parla della cartomanzia (“Il mio secondo lavoro, dopo l’intervista ho 3 appuntamenti”), dello Strega (“I premi non mi interessano, sono governati da meccanismi mafiosi, e neppure cosa pensa la critica”), della maternità (“Mi vedo mamma da quando ho 15 anni…”), di Fabio Fazio che non la invita e di molto altro ancora…

Lunedí 18.10.2010 15:15

 


di Antonio Prudenzano

melissa p. einaudi tre melissa p
La copertina del nuovo libro

Melissa Panarello, in arte Melissa P., è un personaggio “costruito” come in tanti sostengono? Se non ci sono (quasi) mai stati dubbi sulla sua maturità (e soprattutto sulla sua precocità), negli anni molti se ne sono accumulati sul marketing che ruota intorno a lei, per non parlare di quelli relativi alle sue qualità letterarie. Ci avviciamo prevenuti all’intervista con l’autrice di “Tre”, il nuovo libro in uscita per Einaudi, in cui la catanese quasi 25enne (che nel 2003 ha esordito con lo “scandaloso” romanzo erotico autobiografico “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”, bestseller da circa tre milioni di copie) si confronta con il “poliamore” (il sesso, in questo caso in “versione triangolare”, la fa ancora da padrone). Alla fine l’impressione è quella di trovarsi davanti a una donna “vera”, fin troppo sincera, consapevole della propria immagine pubblica e dei rischi della notorietà, con le idee chiare (anche sul suo ruolo mediatico) e con poca voglia di scendere a compromessi.

Melissa Panarello, il “personaggio Melissa P.” può essere scisso dalla scrittrice Melissa P.?
“Non credo. Penso che oggi questa separazione non possa essere fatta. C’è infatti bisogno di una trasversalità generale. In particolare essa riguarda le nuove generazioni, le più adatte a metterla in pratica. Non mi pongo il problema del ‘personaggio’ Melissa P., quindi. D’altronde c’è chi fa pubblicità e chi promozione. Spesso mi accusano di essere troppo presente nei media, la verità è che sono i media a richiedermi. Io faccio promozione come tutti gli altri. E promuovere il mio libro non può che farmi piacere”.

Da ex esordiente di successo, cosa pensa della “moda” editoriale degli esordienti?
“Ci lamentiamo sempre perché i giovani in Italia non hanno spazio nei vari ambiti della società. Per fortuna nell’editoria non è così. Mi dà grandi speranze il fatto che l’editoria sia così aperta alle nuove generazioni e non ci vedo nulla di male. In ogni caso, quello che pensa la critica mi interessa poco. Sono i lettori a decidere. Un libro può essere sostenuto da una grande campagna di marketing, ma alla fine è il lettore a scegliere cosa comprare. E in questo momento i lettori tendono a premiare i nomi nuovi, c’è poco da dire”.

 

 

Melissa P
Melissa P.

Sempre a proposito di esordienti, quali ha letto di recente?
“Ho apprezzato ‘Acciao‘ di Silvia Avallone e‘Devozione’ di Antonella Lattanzi”.

Anche in “Tre” si confronta con il sesso. Le piacerebbe scrivere in futuro un libro in cui il sesso non è centrale?
“Non posso dire ora se negli anni cambierò interessi. Parlo di sesso nei mie romanzi perché mi interessa. Per natura non faccio le cose che mi vengono imposte. Tanto per essere chiara, il mio editore non mi ha certo imposto di scrivere di sesso”.

In passato ha detto che il sesso non l’ha mai scandalizzata. Cos’è che scandalizza oggi Melissa P.?
“Lo scandalo degli altri. La capacità dei molti di scandalizzarsi e far nascere dallo scandalo la morbosità, perché poi è quello il contrappasso… Nel senso che ci si scandalizza, ma poi l’oggetto dello scandalo diventa, paradossalmente, fonte di seduzione. E’ uno strano meccanismo. Sempre per rispondare alla sua domanda potrei dire che mi scandalizza la Chiesa, il precariato, l’attuale Governo, e che certamente non mi scandalizza la morale”.

Veniamo a “Tre”. Nei suoi romanzi, ancor più che per altri scrittori, l’annosa questione dell’autobiografia nella letteratura diventa rilevante…
‘Tre’ è un romanzo. Nasce da una parentesi divertente e interessante della mia vita, una relazione ‘a triangolo’ che ho vissuto in passato e che non c’entra niente con la storia che poi è venuta fuori. Semplicemente, un episodio reale mi ha dato lo spunto per costruire la trama, niente di più”.

Nel libro si confronta con l’attualissimo tema del “poliamore”…
“Il poliamore è la capacità di moltiplicare le possibilità di dare e ricevere amore. Sperimentare nuove forme sentimentali, non necessariamente erotiche, per aprire il cuore, affinché il sentimento non sia esclusivo e univoco”.

Proviamo a giocare: con quali scrittori italiani si vedrebbe impegnata Melissa P. in una relazione “a triangolo”?
“E’ un po’ complicato rispondere, anche perché si sa che difficilmente gli scrittori riescono a convivere. In ogni caso, preferirei due donne. Magari proprio Silvia Avallone e Antonella Lattanzi, che ho citato prima per motivi più importanti”.

Lo stile di “Tre” è a suo modo “classico”. Come mai?
“Ho concepito questo libro come un balletto di inizio ‘900. Ecco spiegato lo stile in un certo senso ‘classico’. E mi ha anche ispirata la letteratura classica latina: nel romanzo non a caso ci sono riferimenti a Lucrezio e Ovidio”.

Anche “Tre” potrebbe diventare un film, come “100 colpi di spazzola…” , la cui versione cinematografica lei non apprezzò particolarmente?
“Mi hanno fatto delle proposte in merito e le vaglierò. Di sicuro, stavolta, nel caso parteciperei alla sceneggiatura. I diritti del film tratto dal mio primo libro erano della casa editrice (Fazi, ndr), non miei, e quindi non ho avuto la possibilità di dire la mia. Stavolta i diritti sono miei al 100%. L’idea che ho in mente è quella di un film che guarda all’estero. Di sicuro non sarei io la regista…”.

Sta già lavorando al prossimo libro?
“Sto ancora decidendo verso quali direzioni andare, ho vari progetti in testa”.

In futuro firmerà mai un romanzo con il suo nome completo?
“Melissa P. è il mio nome d’arte, non vedo perché non dovrei continuarlo a usare. Anche perché mi aiuta a distinguere la mia vita privata da quella pubblica e letteraria”.

C’è chi ha scritto che la sua passione per la lettura delle carte, che ha da poco portato in tv in una rubrica nel programma di La7 “Victor Victoria” che la vede protagonista in veste di cartomante, è solo una manovra pubblicitaria…
“La gente purtroppo pensa che io sono i libri che scrivo. La realtà è molto diversa. Oltre alla letteratura nella mia vita ci sono molte altre cose. Quanto alle carte, le leggo da circa dieci anni, agli amici e ai clienti, visto che lo faccio anche come professione parallela. Dopo quest’intervista, non a caso, ho tre appuntamenti…”.

Ha letto le carte anche a suoi colleghi scrittori?
“Finora no”.

Restando alla tv, come mai Fabio Fazio non l’ha mai invitata a “Che tempo che fa”? Forse Melissa P. è (ancora) considerata “politicamente scorretta”?
“Non ho questa percezione di me. Non penso di essere politicamente scorretta, sono gli altri semmai a crederlo. Sono convinta di essere assolutamente condivisa e condivisibile. E poi, a dirla tutta, in prima serata va in onda senza problemi il pube femminile ben in mostra. Perché non dovrei poter parlare di sesso io? E’ un triste paradosso italiano. Ma il mio non è un autoinvito…”.

Il Premio Strega le interessa?
“Francamente non ci penso proprio, sia perché non credo all’autorità dei premi, soprattutto per come sono fatti in Italia, dove sembra di essere tornati agli anni ’50 in Sicilia, quando tutto era deciso dalla mafia, e sia perché mi fanno molta tristezza quelli che mi additano come ‘personaggio mediatico’ e poi fanno la corsa per vincere lo Strega. Non faccio nomi, ma evidentemente la popolarità fa gola a tutti, e in tanti sperano di raggiungerla facendo di tutto per aggiudicarsi premi letterari inutili”.

Come mai ha aderito al blog “Scrittori in causa”, in cui molti autori italiani noti e meno noti si confrontano sulle convenzioni contrattuali e su certi “mali” dell’editoria?
“Forse la sto per deludere, ma non ho aderito perché ho avuto problemi personali con i miei editori. Piuttosto, ho aderito perché credo in molte battaglie portate avanti dai promotori del blog. Ad esempio quella sugli anticipi. Lo scrittore va pagato per l’opera che ha realizzato, a prescindere da quanto venderà”.

Per chiudere cambiamo argomento: “Tre” si conclude con la scena di un parto. In futuro si vede mamma?
“E’ da quando ho 15 anni che mi vedo mamma. Per varie ragioni non è ancora successo, ma è un’esperienza che desidero vivere”.

Non  la preoccupa dover un giorno spiegare il “personaggio” Melissa P. a sua figlia?
“E perché dovrebbe? Sono sua madre”.

Un pensiero riguardo “Affari italiani (detto questo, detto tutto)

  1. Una volta si diceva:”LA curiosità è femmina” ora tocca dire:” La curiosità è giornalista”
    Il “poliamore” lo sto vivendo con delle amiche..non ho mai detto che esistono 2 o 3 tipi di amore..si può amare un’amica, ma proprio provare amore, al di la di un’attrazione fisica…esistono tante forme di amore che c’è l’imbarazzo della scelta…una vera e propria libertà di amare.

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