Il triangolo di Melissa P. “Il sesso è il centro di tutto” – Emanuela E. Abbadessa su Repubblica (10/10)

Melissa P., al secolo Melissa Panarello, catanese, ex enfant terrible della narrativa italiana con oltre tre milioni di copie vendute grazie al suo primo libro, “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”, passa da Fazi ad Einaudi e torna a parlare di sesso. A tre. Tre è infatti il titolo del suo ultimo romanzo. Un complesso triangolo di affetti e difetti tra la poetessa Larissa, Gunther, che scrive poesie anche lui e alleva pappagalli sul terrazzo, e George, un fotografo parigino free lance. Una situazione che ricorda quella di Jules e Jim nel romanzo di Roché e nell’omonimo film di Truffat, o i conturbanti Dreamers del film di Bertolucci del 2003. I tre si amano di un amore che cambia le loro vite fino alla scoperta della gravidanza di Larissa. Una gravidanza che incide una crepa nelle loro esistenze e per la quale sarà necessario un viaggio a Buenos Aires e l’incontro con Gaetano, il terzo uomo, un altro possibile padre del bambino.

Tre racconta dunque un ménage à trois ma parla anche di amicizia. Tra uomini soprattutto. Tre è il titolo del romanzo e il tre è un numero simbolico. Lei si occupa anche di cartomanzia: dunque è un simbolo forte anche per lei? Io vivo di simboli e il 3 ricorre costantemente nella mia vita. Sono nata il 3 dicembre. Dicembre è il dodicesimo mese e 1 più 2 fa 3. In cartomanzia il 3 è l’Imperatrice che simboleggia la fertilità, la creazione. È dal 3 che si generano tutte le cose. E poi sono siciliana e la Sicilia ha tre punte.

Lei è stata una bambina molto precoce ma è proprio vero che il primo romanzo che lesse fu Madame Bovary? Sì.

Mentre noi leggevamo la Pimpa lei leggeva Madame Bovary? No, leggevo le favole. Però Madame Bovary fu il primo vero romanzo. Lo lessi a nove anni e ci capii molto poco. Lo rilessi a dodici e capii ancora pochino. Finalmente qualche anno fa ho cominciato a capire. È un libro in cui mi riconosco, amo l’autobiografismo letterario. “Madame Bovary c’est moi”, come diceva Flaubert.

Autobiografismo letterario come il suo? Mi chiedono spesso se i miei libri siano autobiografici: ma certo, li scrivo io! Tutti i libri sono autobiografici. Noi non siamo soltanto il nostro vissuto ma siamo anche la nostra immaginazione. Io scrivo ciò che sono, ciò che faccio e ciò che immagino”.

Ma al centro di Tre c’è soprattutto l’amicizia virile. L’amicizia tra uomini è molto importante e se ne parla troppo poco. Si parla sempre e solo della “sorellanza” tra donne che fanno famiglia, si sostengono, quasi come se gli uomini si riunissero solo per parlare di donne e di calcio. Trovo che sia una visione molto riduttiva, per questo ho voluto raccontare anche l’amicizia maschile nella quale due uomini hanno la capacità di compenetrarsi l’uno nell’altro.

E c’è anche il rapporto con la maternità e una madre, quella di Larissa, ipertrofica e disturbante. La madre rappresenta per lei l’ostacolo alla realizzazione della libertà sessuale?
“A livello inconscio è certamente quello che penso. Il rapporto con i genitori è fondamentale nella crescita sessuale. Se le figure genitoriali sono equilibrate, l’equilibrio emerge nei figli. Ma, soprattutto nei rapporti con le figlie femmine, se la figura materna non viene accettata questo si manifesta nei comportamenti da adulti. Penso a una madre come quella di Larissa, con la schiena eretta, una donna con l’arroganza della maternità, per la quale la figlia dev’essere e deve fare solo quello che la madre pensa sia giusto essere e fare”.

Lei sostiene la normalità della libertà sessuale e del sesso allargato. I suoi protagonisti però non sono così normali. Almeno non quanto potrebbero essere considerati tali una casalinga, un ragioniere e un impiegato delle poste.
Forse. Ma non so se sarei riuscita a scrivere di cose che non conosco. In fondo il mondo che descrivo è il mio mondo, scrittori, artisti, poeti. Non che non mi interessi il mondo operaio ad esempio. Però non è il mio ambiente. È stato naturale descrivere situazioni a me vicine, che ho vissuto.

Quando scrive di sesso ha dei modelli letterari? Ho letto molta letteratura erotica, Sade, Miller, la Nin, Apollinaire, ma non ho modelli perché non li amo. Mi sento molto libera quando scrivo. Immagino e poi provo a trasmettere nelle scene una dimensione lirica ma anche onirica.

Tre è ambientato a Roma e i suoi personaggi sono in parte stranieri. Sembra che lei sia interessata più alle geografie umane che ai luoghi. È vero, sono un’irrequieta. Sono nata a Catania, vivo a Roma ma ho anche girato il Sudamerica, adesso mi trovo a Milano perché nessun luogo è veramente casa mia. La mia casa non è un luogo fisico, non si trova in una città, è dove ci sono i miei affetti. Sono un po’ apolide, come lo siamo un po’ tutti noi siciliani, abituati al viaggio, felici di partire e felici di ritornare. Accarezzo l’idea di tornare in Sicilia per riappropriarmi della cultura siciliana, del dialetto.

Le manca Catania? Mi manca l’Etna. La possibilità di contemplare il vulcano che per me è un fatto filosofico, rappresenta il cambiamento, la materia che evolve. La lava ha in sé il principio della trasformazione.

Ma la Sicilia non c’è mai nei suoi romanzi? Inconsciamente c’è sempre. È nascosta nel modo che i personaggi hanno di vedere la vita, nella loro passione. La Sicilia è aperta, è plastica, sfaccettata. Quello che voglio rappresentare sono personaggi che somiglino ai siciliani, persone cioè culturalmente in grado di evolversi.

Scriverà ancora di sesso o ha in mente nuovi percorsi narrativi? Il sesso mi interessa, è al centro di tutto. Non so se in futuro mi occuperò di altro. Ho 24 anni e molto tempo per cambiare. Ad esempio per me l’elemento mistico ha una grande importanza. Chissà, a 40 potrei essere una suora.

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2 pensieri riguardo “Il triangolo di Melissa P. “Il sesso è il centro di tutto” – Emanuela E. Abbadessa su Repubblica (10/10)

  1. Ciao Melissa, oggi ti ho sentito ad Annozero e qualche giorno fa alle Iene e sono contento che finalmente si inizia a sentire qualcosa di interessante in giro.
    Co sta storia di Ruby e con le tue interviste, sto iniziando a farmi un’idea diversa della donna, ma veramente diversa. (non lo dico per arruffianarmi)
    Guardo foto di culi di fuori e quasi non mi dicono più niente, vestite sono più interessanti. Mi è successo proprio poco fa, vediamo se è solo una cosa passeggiera o se mi rimane per i prossimi giorni.
    Mi viene voglia di conoscerti, chissà se di persona sei anche meglio.
    Ciao, Ale :D

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