Io non bungo – Giorgio Cappozzo su Gli Altri (29/10/10)

Ulteriori riflessioni sullo strano caso di Alessandra di Pietro, Paola Tavella e Katia Ippaso.

Comunica l’intenzione di scrivere un nuovo libro – operazione tra le più consuete, oggigiorno – e al cielo s’alza un coro di latrati. Esce l’agenzia di lancio, e scocca l’ora delle préfiche, cupe e lagnanti. Rilascia interviste, e tutti in fila a divorare e sputare le sue risposte. Una volta pubblicata, l’opera viene sezionata come un rospo putrido, da esporre tra gli schifi della natura. Questo è il trattamento riservato da buona parte del circolo pìquic a Melissa P(anarello), autrice di Tre (Einaudi, pp. 172, 16 euro), già best seller con i Cento colpi di spazzola (tradotto in 42 lingue, tre milioni di copie vendute – «merito del marketing», dice qualche genio con un manoscritto in tasca), e appestata numero uno dei cataloghi letterari italiani. Il termine più appropriato per definire tale operazione è: linciaggio. Che nulla ha a che fare con lo stile, la fantasia, la prosa, la poetica, l’immaginazione che nel libro si possono eventualmente scorgere. L’indignazione che muove tanta parte dei lettori professionisti è pre-letteraria. Non si curano del peccato. Ciò che interessa è la peccatrice. La donna col volto da ragazzina che viene dall’Etna, che scrive (anche) di sesso, che fa sesso, che lo racconta in tivvù, lassù, quaggiù e vende di più. Tiè.

A nessun altro è concessa tanta ira. Con Melissa i “grandi autori” inviperiti sono. Spiegano poco del contenuto dei suoi libri – ché con la cattiveria in bocca si parla male – ma rivelano il mistero che avvelena le loro viscere: Panarello mina la stabilità stessa del maschio apocalittico. Che non può accettare la trinità sesso-libertà-pensiero in un sol corpo di donna. «O mi seduci o mi appartieni o mi metti in ascolto». Atti da tenere distinti. E invece Melissa P li sovrappone, li mischia, li tradisce. Provocando un rigurgito ancestrale: il diritto antichissimo all’umiliazione.

Panarello, che legge i tarocchi (lo fa per professione) e raccoglie erbe magiche (così dice) sul colle Oppio, è una strega, e tale sarà fino a quando le pulsioni dei linciatori, «dall’oscurità in cui sono costrette, non assurgeranno alla chiarezza della conoscenza» (Brian Levack, Caccia alle streghe, Laterza 2006). Fino a quando, cioè, dei propri corpi costoro non disporranno liberamente.

Strega dalla risata stridula. Che loliteggia ed edoneggia. Che scopa più dei suoi (re)censori. Che si rivolge a Ruini (In nome dell’amore, Fazi 2006), parlando alle quindicenni. Senza curarsi di te, sacerdote delle lettere, incupito e rosicone. Puoi spararle addosso tutto l’odio del mondo, lei ti restituirà l’impressione di non esserne sfiorata. Strega che zompetta qua e là.

Leggete la sinossi del libro secondo il sito malvestite.net: «Allora, i cazzi che penetrano ci sono, le lingue che frugano ci sono, i sessi che pulsano (e pompano e si uniscono religiosamente) ci sono, i gemiti furiosi e i respiri impudichi e i capezzoli in tiro ci sono, che altro?». Triviale e gratuito. Che dà la stura ai commenti che seguono: «Meglio guardarsi un porno che leggere ’sta stronza» (Tea). Nulla a che vedere con l’oscenità letterale (obscena, fuori dalla scena del salottino) che Melissa P interpreta. (Va ripetuto: al di là del giudizio positivo o senz’appello che si può dare alla sua scrittura).

«Le sue imbecillità sociologico-culturali stanno continuando ad assassinare la vera cultura e quei rari modelli sociali di riferimento per una società sana» (Pasquale della Torca, Affaritaliani.it), laddove per coerenza, e per garantire sanità, bisognerebbe sorvegliare e punire: «Da chi è sostenuta questa pseudo scrittrice?»

Mi piacerebbe che una volta tanto i libri-porcherie venissero stroncati selvaggiamente come meritano» (Elvio, sul blog di Paolo Di Stefano, Corriere.it). «Le sue sono solo triangolazioni da sciampista provinciale» (Hagakure, blog su Corriere.it).

Lo scrittore Fabio Viola, su Facebook, afferma: «Melissa P non è una scrittrice». È una cosa scontata? «Sì. Lo è». Indubitabile, è ovvio, naturale come l’acqua, se semo capiti.

Melissa come carta carbone delle identità altrui. Perché se un libro di Melissa «è da evitare. A prescindere» (Laura Costantini, Rai), il mio è da leggere, a prescindere. E se «’sta poveraccia s’è dovuta mettere il reggicalze per promuovere il romanzo» (Francesca Galpani, promoter editoriale), da oggi impariamo che nelle lettere pop ci vuole decoro.

Nella temperie ci si confonde. Il poeta Gian Ruggero Manzoni lamenta: «Il romanzo lesbo (che lesbo non è, ndr) di Melissa P, è ahimè editato dall’alto marchio che fu: Einaudi». «Ma la figa tira», replica qualcuno. «E i profitti non serviranno neanche a pagare la letteratura di qualità che facciamo noi», chiosa Manzoni. Dibattiti ad alta quota, definizioni ficcanti. Come quelle tracciate dai critici Angelica Gherardi e Morgan Palmas: «Melissa è un fenomeno “attizzacazzi”, altro che letteratura erotica». «Non come l’autrice di A cena con Lolita Eva Clesis – scrive Giovanni Choukhadarian su Nazione Indiana – che è una ragazza sul serio, una che ha collaborato a riviste importanti…». Una “ragazza sul serio”. Avrà mica fatto pure il militare?

«Una sequela di frasi che sembrano copiate da un traduttore on line, una faccina bellina e pulita che finge di raccontare perversioni e sesso» (dal blog di Melissa P). Finge, la strega. E illude. «Di lei si conoscono il nuovo libro e le sue tette: pare apprezzabilissime per uso mediatico» (Silvio Andrei, su lelibrettedicontrore.it). Come se i media non prevedessero spettatori, e tra gli spettatori non si annidassero (anche) gli utenti di Anobii, il portale dei bibliofili, depositario di commenti come questo: «Suggerirei a Melissa di affondare quella spazzola con qualche colpo in meno ma più efficace».

Trasfigurare, la si vorrebbe. Cambiarle il volto. Cancellare quei tratti da bambina provocatrice. Un physique fuori ruolo, che in tanti, non potendo altrimenti, vorrebbero omaggiare così: «Con lei c’è una sola cosa da fare. La prendi. La metti a novanta appoggiata ad un tavolo. Poi prendi Lolita di Nabokov. Strappi le pagine. Gliele infili una per una nel culo. Dopo un po’, per osmosi, qualcosa assimila per forza». L’infelicissima frase è dello scrittore Nicola Lagioia, come ci raccontò Melissa in una passata conversazione. Si narra anche di un celebre “cannibale”, il quale dichiarò che con Panarello avrebbe scritto volentieri un libro a quattro mani, di cui solo due impegnate nella scrittura. In rima baciata con l’ispirata sintesi della poetessa Antonella Taravella: «che schifo, ’sta ragazzetta».

Il punto è proprio questo: i linciatori – sebbene condividano lo stesso spazio virtuale degli internauti con l’hobby dell’insulto (in rete l’odio lo si trova tanto al chilo) – sono sedicenti “autorevoli scrittori”.

Melissa la lupa, l’insetto, il serpente. «Donne come lei – si legge sul blog letterario Sul Romanzo – sono la rovina del genere maschile. Sono fatte tutte dello stesso stampo. Credono di poter giocare con la vita degli altri». Qui il tono si fa quasi privato, rancoroso, da singolar tenzone. «Con quel visetto tanto bellino e pulito – scrive una lettrice sul suo blog – che si inventa perversioni, ti arroghi il diritto di essere portavoce del sesso».

Se solo sapesse quanta fatica costi scrivere ovunque senza incidere minimamente (si veda il recente dibattito avviato dallo scrittore Christian Raimo sul Domenicale a proposito di “Vogliamo più visibilità”). Per molti firmaioli, il posto al sole implica la messa in ombra di ciò che non riflette la loro luce. E in questa gara agli ultravioletti si conservano potere e pudore. Perché in fondo hic manebimus optime, fino a quando ci sarà una Melissa da linciare.

Post scriptum per un futuro di pace: «Nel medioevo – ricorda lo storico Jules Michelet – la gente di ogni condizione consultava la Saggia Donna. Se non guariva la insultavano, le dicevano strega. […] A lei dunque capitava quello che ancora accade alla sua pianta prediletta, la Belladonna. Il passante ignaro maledice queste erbe grigie senza conoscerle. Arretra, passa alla larga. Eppure sono “consolanti”, ché se amministrate con discrezione guariscono da tanti dolori, calmano da tanti mali».

24 pensieri riguardo “Io non bungo – Giorgio Cappozzo su Gli Altri (29/10/10)

  1. Da “piccola, piccolissima autrice”, profondamente rispettosa del *lavoro* altrui (perchè di questo si tratta ma spesso sfugge ai grossi caporaloni che gestiscono l’editoria e la stampa italiana), credo che ognuno di noi scriva a suo modo. C’è chi scrive con la pancia, col cuore, chi con le mani, il cervello, la fica, il naso, i piedi o con la propria ombra. Insomma siamo un corpo di scrittura. E ogni corpo ha la sua sensibilità, come pure il suo respiro. Il linciaggio è facile e scontato, l’invidia è immediata, i numeri fan sempre parlare. L’ascolto dell’altro (anche sottoforma di pagina scritta è stampata), la lettura delle anime che si muovono dietro le parole e dei fantasmi che ci danzano in tondo sono doti molto nobili, purtoppo ormai poco diffuse nel nostro naufragante, ridicolo paese. eppure un tempo era diverso. Un tempo la cultura circolava e allegramente, non implodeva.
    Melissa, non ho ancora letto il tuo libro, ma lo farò quando tornerò in Italia: voglio leggerlo con il candore con cui leggo qualsiasi libro. Ti offro virtualmente una tazza di tè verde con i fiori di Provenza. Buona scrittura.

  2. Gentile signora Panarello,
    mi permetto di disturbarla solo per una segnalazione a Giorgio Cappozzo, autore dell’articolo da Lei riportato nel Suo blog.
    Partendo dalla seguente frase del sig. Cappozzo: “Nulla a che vedere con l’oscenità letterale (obscena, fuori dalla scena del salottino) che Melissa P interpreta”, Le sarei grata se potesse girargli la seguente definizione: “Osceno = lat. OBSCENUS e per altri OBSCOENUS, OBSCAENUS. Fra le varie etimologie che di questa voce, secondo il vario modo di scriverla, si propongono la più antica è dal lat. OB o OBS, a cagione, e COENUM, fango melma, nel concetto che il primo significato del lat. obscoenum sia brutto, deforme, sozzo: il qual senso figurato oggi prevale. Il Freund invece lo crede detto per OB-SCAEVINUS, voce fittizia tratta dal verbo OB-SCAEVARE, che vale dare un cattivo presagio, da OB e SCAEVUS, sinistro” (Ottorino Pianigiani).
    Potrebbe essere così cortese, mi scuso per essere così importuno, da chiedere al sig. Cappozzo dove ha reperito la sua etimologia della parola oscenità?
    La ringrazio in anticipo e Le porgo i miei più sinceri auguri

    Distinti saluti

    Gerardo

  3. «Le sue imbecillità sociologico-culturali stanno continuando ad assassinare la vera cultura e quei rari modelli sociali di riferimento per una società sana».
    Come non essere d’accordo? Ecco, io non vorrei sempre tirare in ballo la politica ovunque, ma lo dico sempre che questo… orripilante, disdicevole, indecoroso Governo Panarell… huh?! Panarello? Un attimo… Eppure ricordavo avesse un altro nome… ?!

  4. Ste cretine ke sparLano di Lei Nei BLog,ma dico io…se MeLisSa non vi piace…e preferite guardare un poRno che Leggere i Suoi Libri..Ma che cazzo La Leggete a fare??Io un Libro di una persona ke Non GradiSco Non Lo compro.Evidentemente siete voi ad essere auToLesioniste,perkè tanto a parer mio MeLiSsa di Voi poco se ne Fotte!!MeLì 6 una grande…e con 100 coLpi di SpazzoLa mi hai fatto davvero Sognare.ComPLimenti.Continua coSì e fregatene di ste 4 mentekatte ke offendoNo NascondendoSi dietro gLi avatar.Secondo me è una Forma di Morbo..perchè sono convinto che queste tizie qui…(BLogger x modo di dire)scrutaNo in continuazione ogni Tuo movimento.SoNo uLteriormente convinto che lo facciano x una Loro forma di inferiorità repressa.Poi fossi tu una che Se La tira,che si crede di essere kissà Chi…bhà..a me sembri una ragazza abbastanza umiLe e doLce…che vive d’emozioni,FoLLie….(FoLLie di vita FoLLie di Morte…Narcisa…che tanto t’amavi e tanto tendevi a farti deL MaLe)ragazzina,donna,Bambina…sei tutte Le cose più doLci…,Sei RomanTiciSmo e Passione.Sei impatto.Sei MeLisSa.:,e senza dubbio La migLiore MeLiSsa di cui io abbia mai sentito ParLare:)a preSto MeLì! Giandomenico SaLemme

  5. Questa frase dice già tutto.

    “già best seller con i Cento colpi di spazzola (tradotto in 42 lingue, tre milioni di copie vendute – «merito del marketing», dice qualche genio con un manoscritto in tasca)”

    è un classico sminuire gli altri, quando noi non si è all’altezza. E su questo teorie su teorie su teorie per togliere centimetri.
    Quello che detestano di Melissa? il successo, quindi doppiamente falsi attaccarsi alla scrittura come pretesto per parlare male di una persona che forse per eccesso di verità è divenuta ciò che è.
    Ciò che a loro manca.

  6. Gentile Gerardo,
    ho citato a memoria un’etimologia riportata più volte da Carmelo Bene. Osceno, dal termine greco “ob skene”, che significa letteralmente “fuori scena”. Questo era dovuto al fatto che nel teatro greco gli atti violenti erano commessi fuori dalla vista degli spettatori. Il termine è quindi passato al termine latino “obscenus”, con significato di “sporco, ributtante, detestabile”.
    Più di questo non so dirle.
    Giorgio Cappozzo

    1. Gentile Sig. Cappozzo,
      La ringrazio per la segnalazione della citazione da Carmelo Bene. Mi era sorto il dubbio perché non avevo trovato alcun riferimento etimologico che richiamasse al “fuori scena”. Sempre Pianigiani, per il greco rimanda a koinon che vale per immondo.
      Comunque, ringrazio ancora una volta Lei per la risposta e la signora Panarello per la gentile intercessione.
      Cordialità
      Gerardo

  7. Non centra un cavolo qui sotto, ma magari qui lo leggerai..

    …sei la donna che mi ha aiutato a crescere, sei quella che mi ha fatto capire che non sono diversa dagli altri, mi hai fatto capire che il sesso non è peccato come dicono tutti, ma che è la maniera migliore per liberarsi da tutto quello che si ha dentro, è donare..è “estendersi all’infinito” come dici tu. I tuoi libri sono quanto di più prezioso costudisco nell’anima, perchè non ostante sia stata una di quelle adolescenti curiose, a tredici anni quando leggi qualcosa del genere dai risposte contorte alle tue domande, ti rendi conto che non sei l’unica ad’avere comportamenti reputati “sbagliati” ma che senti giusti. C’è poco da dire…volevo solo dirti grazie, perchè ancora oggi, quando ho voglia di sentirmi libera dai pregiudizi e prigioniera del desiderio, prendo in mano cento colpi di spazzola prima di andare a dormire o l’odore del tuo respiro. Grazie di cuore Melissa, che tu abbia fatto o meno quelle cose, è la maniera più diretta per far capire al mondo quello che accade nella mente di un adolescente..che lo ammettano o meno.

  8. Melissa, devo chiederti scusa. Scusa, scusa e ancora scusa. Ti ho visto ieri ad annozzero, e mi sono sentito in colpa. Ti seguo, in maniera molto superficiale da quando sei divenuta popolare, ho letto il tuo libro come se lo sfogliassi, prevenuto e presuntuoso. Trattavo con superiorità chi me ne parlava, sai, io leggo Saramago, che mi frega di Melissa P. Pensavo il tuo fosse un successo immeritato e falso, basato solo sul clamore evocato del sesso adolescenziale del tuo romanzo, senza profondità, senza valore. Ieri ti ho visto per la prima volta. Hai parlato con chiarezza, con intelligenza, con passione. Ho realizzato subito quanto fossi stato cretino, come ero ricaduto nell’errore di giudicare senza conoscere e senza approfondire. Stamattina in ufficio ho cercato e letto molto su di te, e la conferma definitiva della mia stupidità si è infine materializzata nella mia mente. Però, c’è anche un po’ di dolce nell’amaro, nella soddisfazione di aver scoperto che c’è qualcosa di bello dove ti saresti aspettato solo il peggio, che c’è una persona in più su questo pianeta che non credevi esistesse.
    Ecco perchè, anche se forse non leggerai mai questo commento, io mi sento in dovere di chiederti scusa.

  9. Quello che ogni volta mi dà da pensare è che non si parla poi di letteratura. Il romanzo p.es. ha una sola vera carenza: non aver sviluppato a fondo l’estro poetico di Larissa. E’ una poetessa, ma non la vediamo mai al Caffè letterario o davanti a un uditorio. Né le sue poesie sono intercalate per commentare la storia, come avrebbe fatto – che so – Ingeborg Bachmann. Invece, come al solito, si mischia privato e testo, senza parlare mai di letteratura. Quanto poi al Bunga-bunga, non c’entra niente con Tre, che è sostanzialmente estraneo al Potere.

  10. Gentile Ale,

    ho scritto in italiano :-)

    Scherzi a parte, non vedo perché dovrei rivolgermi alla signora Panarello o al signor Cappozzo con il tu. Volevo un’informazione ed entrambi sono stati molto educati l’una a fare da tramite e l’altro a rispondere, dunque ho ringraziato. Non avendo un rapporto di amicizia con nessuno dei due, mi sono rivolto ad entrambi con altrettanta educazione. Il “tu” mi sembra invadente ed impositivo di una confidenza che non c’è.

    Poi, ognuno parla come può, immagino ;-)

    Buona giornata

    Gerardo

    1. Buona giornata anche a te o lei, a seconda di come preferisci o preferisce.
      Il “lei” mi sembra una roba da vecchi e un modo per prendere le distanze, poi ognuno è libero di parlare come vuole.
      Ciò di cui mi preoccupavo e che tu fossi rilassato, tranquillo. Che motivo hai di prendere le distanze?

  11. @Ale, ma gari ce ne fossero di linguaggi “alla Gherardo”.
    Ti assicuro che l’educazione – un minimo sindacale, intendo – tonifica la pelle e rilassa le idee.

    buona giornata
    gc

    1. La “buona educazione” la vedo come parte di quel modo di fare finto e bigotto che oggi in giro si vede in troppe persone.
      Dovremmo imparare a mandare + spesso “affanculo” la gente, è una necessità del corpo, fisiologica, come mangiare o cagare.
      Non ti ha insegnato niente Melissa, di quanto è “sboccata” nei suoi libri? (che poi in realtà non lo è affatto)
      L’educazione è una cazzata, dovremmo concentrarci su ben altro. Che motivo avrei di mancare di rispetto ad una persona degna, che stimo o che addirittura per cui provo affetto?

  12. Gentile Alessio,

    credo che lei confonda la buona educazione con la remissività e il conformismo. Per intenderci, è remissivo chi dice sempre di sì, è scostumato chi poggia i piedi sul sediolino di un treno. Anche se tenta di spacciare il suo atto come gesto di ribellione sociale.
    Ho imparato a dissentire e ad articolare il mio dissenso in forme civili, nonostante non sia un vecchio decrepito. E la parolaccia entra a far parte del mio eloquio solo se funzionale ad un discorso, non per mancanza di argomentazioni. Mandare qualcuno “a fare in culo” non è una necessità fisiologica, tutt’al più è una catarsi un po’ primitiva :-)
    Non ho mai letto niente della signora Panarello, ma in generale i libri non sono mai “scostumati”, anche quando sono “sboccati”, come dice lei. Provvederò a colmare la mia lacuna sulla scrittura di Melissa P. il prima possibile.
    Infine, non ho mai parlato del lei come mezzo per mantenere le distanze ma come un modo per non essere invadente e non simulare una confidenza che non c’è né con la signora Panarello né con il sig. Cappozzo che ringrazio per il generoso accostamento :-).
    Prenda il mio lei come il gesto di verità di chi non è omologato al linguaggio confidenziale della televisione.

    Buona serata

    Gerardo

    P.S.: credo sia il caso di non tempestare ulteriormente il blog con una conversazione che sta diventando troppo privata per essere realmente interessante.

    1. Jerry, mi chiamo Alessandro, ma se preferisci puoi chiamarmi Rag. Giuva. Io comunque preferisco Ale, poi fai tu, anzi facci lei.
      Dai, non credo che stiamo imbrattando il blog. E’ proprio questo il bello, ognuno scrive le proprie cazzate.
      Poi, fammi capire una cosa. Per non omologati, usi il linguaggio omologato per eccellenza? Ti rivolgi così alle persone tue coetanee che non conosci? boh forse hai una certa età, io ho 27 anni e mi sento ‘cciovane. Diffiderei da un tipo della mia età che parla così.
      Comunque tranquillo Gerardo, non voglio fare polemica. Solo che sono curioso, tutto qui.

  13. Cara Melissa, probabilmente molte di queste persone rosicano e basta. Le idee geniali sono le più semplici a volte. Tu le hai avute e a loro da fastidio. Il sesso da fastidio. Le donne danno fastidio. Le scelte danno fastidio. I giovani danno fastidio.
    Se poi riesci a campare del tuo lavoro senza andare in una miniera, addio, sei proprio finita, devi nasconderti come una ladra.
    Continua a punzecchiare, mi raccomando. Siamo tanti!

  14. Ho apprezzato molto il tuo intervento da Santoro, per la cronaca: eri partita un po’ goffamente a dire il vero, ma la parte sulle difficoltà emotive di Silvio B. e quella seguente denotavano grande lucidità

  15. Ho letto solo 100 colpi di spazzola… e l’ho vista in tv a Very Victoria e devo dire che è proprio una “fettina” di primo taglio. Ottima.

  16. Ciao Mel!
    In verità…non gradisco particolarmente il genere di libri che scrivi, nel senso che non sono quelli che scelgio da leggere, ma si tratta esclusivamente di una questione di gusto, sensazioni e sentimenti ricercati nella lettura,non un giudizio qualitativo sulle tue creazioni;-)
    Del resto….io realizzo gioielli, se mi dicono non mi piacciono è un conto…..se invece…fanno schifo sei un’incapace…beh tutt’altro!
    see you soon
    Rosy Le Gioie di Parthenope!
    S

  17. Ciao, capisco che non centra nulla ma potresti tenermi per favore questo link?

    Sono un webmaster e stò facendo alcuni test per google per il dominio http://www.melissapanarello.it (un dominio fermo con la sola pubblicità).

    Al dire il vero mi domandavo perchè non avessi comprato tu questo dominio, sarebbe molto meglio come nome per il tuo blog, forse immagino perchè questo è più facile da gestire almeno a quanto sembra, ma i wordpress si posso installare dappertutto.

    Ti ringrazio in anticipo.
    Stefano

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