Letteratura al femminile

E’ il genere cui è stato affidato l’articolo di Elisabetta Rasy, “Sofferenti muse della poesia”, su la Domenica del Sole 24ore di oggi.

Rasy scrive dell’esibizione (spesso impudica) del dolore in letteratura, quindi in poesia, citando Antonia Pozzi e Alda Merini quali più note portavoce del male di vivere feminino. Il suo è un bell’articolo, giusto e onesto, con poche cose su cui si può non essere d’accordo.

Ma è quel “Letteratura al femminile”, in rosso e stampatello a centro pagina, che stona e smentisce tutto ciò di cui Christian Raimo ha raccontato solo poche pagine prima, con il suo articolo “Vuoto maschile e vecchio femminismo”. Raimo esulta poiché, finalmente, anche i maschi hanno fatto autoanalisi comprendendo le proprie fragilità sia per quanto riguarda il sé e il proprio corpo, sia per quello che costituisce l’elemento altro alla propria individualità, ovvero la società in cui egli vive, si riproduce e muore. In altre parole, l’uomo è maggiormente disposto a raccontare il suo dolore. Basta leggere “Prima di sparire” di Mauro Covacich per capire. O “L’eliminazione del maschio”* di Francesco Piccolo. Due romanzi d’intenti e sentimenti opposti, con un unico elemento che li rende simili: l’oscenità del maschio, la messa a nudo del corpo (tanti e belli i su e giù descritti) e del cuore. Se Covacich e Piccolo si fossero chiamati Maura e Francesca, sarebbero stati relegati agli scaffali di letteratura erotica e inseriti a vita nella categoria “letteratura al femminile”, dove tutte le scrittrici della storia della letteratura sono finite. Persino quando si parla di Virginia Woolf, si usa l’espressione “letteratura al femminile”, associando l’autrice britannica a Sophie Kinsella, per dire.

La domanda è questa: cosa si intende, esattamente per “Letteratura al femminile”? La letteratura scritta da donne? O si dovrebbe  forse intendere la letteratura che propone e imita un sentimento femminile, ricettivo e attento al sé e al corpo? Se così fosse, non sarebbero tanti i maschi che dovrebbero finire dentro la categoria “Letteratura al femminile”? E quante  e quali sarebbero le femmine che finirebbero in Letteratura (senza generi -sessuali)?

*: Giorgio Cappozzo mi ha fatto notare l’errore. Il libro di Francesco Piccolo si chiama “La separazione del maschio”. L’ho lasciato come avevo scritto perché si tratta di un lapsus di un certo peso, un po’ mi piace.

6 pensieri riguardo “Letteratura al femminile

  1. non ho mai amato le etichette…e “letteratura femminile” è una di quelle date per distinguere idealmente una letteratura di serie A (maschile) da una di serie B (femminile)…Come se la letteratura fosse creata dall’uomo e quella femminile fosse solo una creazione recente del ‘900. In realtà, ce ne sono di scrittrici e poetesse del passato: Saffo o Gaspara Stampa in primis. Per non parlare del ‘900: Dacia Maraini, Christa Wolf, Lella Romano, Elsa Morante, Oriana Fallaci…E tutte trattano problemi e temi vicini a quelli degli uomini, forse con una sensibilità ed un occhio differente. Senza naturalmente, però, distinsioni di valore.
    E sarà un caso che se si inserisce “scrittrici dell’antichità” su google esce “scrittori dell’antichità”???
    Ciao Melissa e complimenti x il tuo blog! ;D

  2. basta leggere memorie di adriano per spazzare via tutte le etichette di genere possibili e immaginabili.
    sono esistiti ed esistono autori e autrici che scrivono in un modo trasversale al genere di appartenenza, altri ed altre invece la cui personalità narrativa affonda proprio nell’essere maschio o femmina. né l’una né l’altra cosa possono essere sbagliate o giudicate a prescindere dalla qualità del risultato.

  3. proprio in questo perido sto leggendo le lettere di Virginia Woolf e credo che tutti sappiano quanto lei si sia battuta per la parità, e dunque le etichette. credo sia proprio il caso di dirlo: si rivolterebbe nella tomba! se una letteratura è bella, è bella e basta, e che importa se prodotta da maschio o femmina. ci si crede sempre evoluti, ma queste sono quelle eccezzioni che non confermano la regola.

  4. Io invece mi sto bevendo una birra e leggo Charles Bukowski in Compagno di sbronze.. Se c è un tipo che ha fatto incazzare mezzo mondo perchè “sconcio” e alcolizzato è proprio Bukowski.. Pag 67 Il Demonio.. Riassumo, non scrivo il pezzo originale..: “Martino era separato e si era rotto il cazzo, si manteneva con un mezzo lavoro e un mezzo sussidio mensile, gli piaceva tirarsi nero fino a tarda notte e dormire fino a mezzo giorno. Adorava starsene per i fatti suoi e devastarsi di birra in grande stile, bersi una petroliera ogni sera. La solitudine per lui era un valore a differenza di altri che la temono molto, più riusciva a starsene lontano dalla razza umana e più si sentiva bene. I matrimoni, fidanzate, avventure del cazzo varie gli avevano dato la conferma che l atto sessuale non valeva quello che le donne chiedevano in cambio, si faceva molte seghe”. Il resto e troppo forzata.. Se uno è appassionato di Bukowski bene se no sconsiglio vivamente di leggerlo.
    Saluti a Melissa e a tutti voi, Buon 2011. Ciao ciao.

  5. io ho letto il primo libro.. e, devo essere sincera, mi ha eccitata un sacco! al punto che, davvero, dovevo toccarmi e non solo prima di andare a dormire! il film, invece è stato fatto talmente male, che mi ha fatto schifo! Ribrezzo! ti piace succhiare? sì e allora succhia e muta?!?! ma stiamo scherzando?! d’altronde, una che s’azzarda a parlare di certi argomenti tabù, come erotismo e autoerotismo, viene subito ostracizzata come feccia della società e dimenticata da tutti! Ma menomale!!! Sinceramente avere la “fama” di essere arrivata in alto per averla data via a chiunque, SOLO perchè sei arrivata in alto! ma solo perchè hai osato sfracellare certi tabù?! una donna che và in alto col successo o l’ha data, o e lesbica o è talmente zoccola che và con tutti e due a seconda di come giri il vento?! poi donna=eroismo? certo, una donna che scrive poi ha come unico fine “degno” quello di buttarsi dalla prima finestra?! non è che le varie Virginia Woolf, Radclyffe Hall, Marguerite Yourcenar, Carson McCullers (per altro costrette a parlare di omosessualità maschile per non andare incontro al rogo in un pubblica piazza sia delle loro opere che di loro stesse)manifestino una condizione di DISAGIO delle omosessuali femminili? susan swan non la conosce nessuno!Lea Pool sicuramente lo è di più! Peccato che il suo film “Lost&Delirious” storpiato nel titolo e nella traduzione tutta per altro, si conclude con il “delirio” della protagonista e ovviamente il suicidio indotto da sensi di colpa-.- peccato che il libro da cui il film è stato tratto”the wives of Bath” è stato tagliato, ridicolizzato etc.. ma è bellissimo!!! ma è stato descritto così”a clever, chilling study of how girls come to hate themselves and each other for not being boys(observer) ce ne sono altre ma mi sto addormentandoXD Certo molte e molti(perchè sfatiamo quest’altro tabù i “maschi” “veri” certo, sono i primi che si infilelebbero in un letto pieno di lesbiche(lesbiche è considerato da me un termine denigratorio coi tempi che corrono.. si preferiscono lesbicona, lesbicaccia etc ma oh?????????????????????? state fuori? una persona omosessuale FEMMINILE(forse pensano che omosessuali significhi mondo maschile studiate il greco và e poi ne riparliamo!) mi chiamano Saffo? ORGOGLIOSA. Per alcuni(il mio ultimo professore di Greco, quelli di Prima e quelli di Ora per fortuna si sono evoluti non tutti eh non esageriamo XD) definiva Saffo La Poetessa un elemnto con amori particolari-.- Poi sull’onda di Catullo(-.-) Lesbia=Elena=Troia! poi perchè i maschi si fanno la “fidanzata” e e le omosessuali le amiche?? ma credete che siamo tutte come voi uomini? che vi eccitate come maiali attraverso una stupida cam e poi NOI abbiamo solo amiche?! Io vado solo con donne, ma DONNE VERE, non quelle che non sanno manco da che parte stare! io non voglio sapere di che parrocchia sei, ma se fossi della mia IO sarei orgogliosa!

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