Posta del cuore #1

Cara Melissa,

non ho l’abitudine di raccontare in pubblico i miei problemi, specialmente quelli affettivi, e finora mi sono accontentato di ricevere i consigli noti degli amici. Visto il problema, però, ho pensato che il parere di una persona che non si accontenta di soluzioni comode potesse aiutarmi, anche perché, in quanto scrittrice, puoi capire certe aspirazioni. Il caso è facile a dirsi. Ho quarantun anni, e sono disoccupato. Mi arrangio con qualche lezione privata e nel frattempo spedisco sceneggiature e racconti dappertutto, nella speranza di evitare la routine di un lavoro che mi soffocherebbe. Poco tempo fa ho ricevuto lo sfratto dalla casa popolare in cui abitavo: un errore di assegnazione, hanno detto, e nell’impossibilità di affrontare gli affitti che il mercato impone sono stato costretto a ripiegare dai miei, nuovamente. Così, mentre il disagio cresceva sempre di più, all’improvviso ho incontrato una ragazza con cui ho stabilito subito un rapporto di complicità, un affiatamento che in effetti non avevo sperimentato con nessun’altra. E mi sono innamorato, inevitabilmente. Poi la catastrofe: appena ho spinto l’acceleratore, cercando di far saltare di registro la situazione, lei si è ritratta. Mi ha fatto intendere, nemmeno troppo velatamente, che nella mia situazione non le offro sicurezze, rimproverando anche la mia ostinazione a non accettare qualsiasi lavoro. Puoi immaginarti come mi sento, soprattutto perché io ho sempre creduto che di fronte a un vero sentimento il calcolo di certe banalità non può trovare posto. Che ne pensi?

Gianfranco (Roma)

***

Caro Gianfranco,

vorrei capire in che modo hai spinto l’acceleratore. Dovrei forse pensare che hai chiesto la mano alla tua dolce amata? Le hai proposto una vita insieme, con figli, cani e primule sui balconi? Quando si fa un progetto insieme i due componenti diventano operai e sarebbe assai spiacevole vedere un operaio che lavora mentre l’altro sta a guardarlo in attesa che arrivi il momento giusto per passare all’azione. Non si costruiscono una casa e una famiglia solo con il cuore e con i sogni, ma ahimè anche con il denaro e la presa di responsabilità. Mi sembra di capire che la tua fidanzata non ti ha chiesto di diventare un manager aziendale con stipendio milionario, ma ti ha spinto a prendere coraggio e sfidare il mondo, che così poco concede. Più che un calcolo, mi sembra un atto d’amore. Se lei lavora e ha una sua indipendenza non vedo perché debba condividere con te i suoi denari e le sue fatiche, mentre tu attendi che la sorte ti faccia cadere dal cielo un’opportunità che finora non è arrivata. Ricorda, inoltre, che i ruoli esistono, anche se il mondo cerca sempre di convincerci del contrario. Se in una coppia lei lavora e lui no, lei si assume delle responsabilità e lui no, lei è la parte attiva e lui quella passiva e dipendente, il rischio grave è quello di sovvertire le regole sessuali e sentimentali. Va così in fumo ogni progetto, ogni desiderio, ogni sogno. Se tu non le dai certezze circa la tua volontà, il tuo coraggio e la tua capacità di rinascere dopo il disastro del licenziamento, lei non può far altro che abbandonare ogni speranza futura. Dovresti forse accettare quel lavoro qualsiasi: in questo modo le farai capire che tu sei in grado di prenderti cura non solo di lei, ma soprattutto di te stesso. Se non riesci a imboccare alcuna strada, come pretendi che un’altra persona ti segua nel tuo viaggio, senza sapere dove andrà a finire? Dovrebbe essere molto avventurosa. O molto ricca.

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