Vasco Rossi dietro le quinte – Reportage su Sette, Corriere della Sera

Sopra lo stadio di S. Siro, la Spider Cam fende l’aria pesante scivolando lungo i fili della ragnatela che copre l’intera area del prato. Quando Swan me la indica sono le tre del pomeriggio, il palco vuoto, i tecnici a petto nudo e abbronzato, sudati, mangiano panini col pomodoro.

“E’ come un volo di uccello”, dice lui con gli occhi tutti pieni di luci “la telecamera può andare ovunque, riprendere qualsiasi angolo dello stadio, scendere in picchiata sul pubblico e su Vasco, correre e rallentare. Proprio come un’ aquila”.

Mentre ne parla penso che deve amarlo proprio tanto questo giocattolino telecomandato (ai comandi ci sono un tedesco, uno spagnolo e un milanese, come nelle barzellette) che punta l’occhio e l’orecchio su tutto ciò che intorno si muove e rumoreggia. Swan è il regista del live di Vasco Rossi, ha in testa un nido per uccelli, appunto, e non sembra affatto agitato per stasera. Tutti sanno ciò che accade durante il concerto, sopra il palco, ma in molti sono a ignorare il lavoro che precede un evento d questa portata, enorme anche perché enormi sono stati gli sforzi e la passione delle persone che ci hanno lavorato, dal ragazzo della sicurezza che prende 50 euro al giorno, al tecnico video tedesco pagato con cifre che per vergogna non hanno voluto confessarmi.

Gian Paolo Serino, direttore di Satisfiction di cui Vasco Rossi è editore, mi fa da Virgilio in questo mondo pomeridiano caldissimo e misteriosamente molto calmo. Ma forse è la mia percezione a essere distorta, ché da quando vivo a Roma sono abituata ad assistere a scene melodrammatiche e nevrotiche, soprattutto quando c’è da mettere in piedi un grande evento come questo. A Milano il lavoro si vive con molta più tranquillità, ma forse è la vita a essere accolta con maggiore incertezza. Serino si fa prima controllare la pressione (ipocondriaco, teme di avere un collasso da un momento all’altro), poi mi presenta uno a uno i personaggi chiave di questa bella commedia che dura da più di venti anni.

Godzilla è un ragazzone con il sorriso chiaro, aperto, ed è il responsabile dei camerini di Vasco e della band: niente deve mancare, il suo talento è garantire comfort agli artisti. Vasco si aspetta di trovare un arredamento minimale, un computer, dei giornali, e una ciotola di pistacchi sopra il tavolo, “appena entrato nel camerino, deve sempre mangiare un pistacchio, è un rito” dice Godz. Pare sinceramente interessato a occuparsi del benessere degli altri, non è solo un mestiere. Ma non è l’unico: tutti qui sembrano nutrire passione autentica per quello che fanno.

Incrocio Giampaolo, il responsabile alla Sicurezza in corridoio, parla con un famoso agente dell’antidroga di Milano. Non sanno che li sto ascoltando, stanno parlando di tinture per capelli.

“Ma come fai ad averli così neri, li avevi bianchi qualche mese fa!” dice l’agente con i muscoli d’acciaio. L’altro si schernisce “Ma no, ti sbagli”, dice. Ma tutti sappiamo che sta mentendo. E’ molto rock tingersi i capelli, sono quasi tentata di dirgli. Ma l’attenzione viene distolta da un paio scarpe ben più buffe delle mie, ballerine gialle fosforescenti.

Appartengono alla temibile Tania Sachs, ufficio stampa di Vasco Rossi da più di trenta anni. Anche se esteticamente differente, ricorda molto Edna, il personaggio del cartone animato “Gli Incredibili”, una signora molto energica con un’opinione su ciascuno che incontra. Vasco, negli ultimi video che ha postato su youtube, la tratta come un fratellino che non può più tollerare l’autorità della sorella maggiore. Perché Tania-Edna è sì una donna dura, decisa, ma dà l’impressione di essere estremamente protettiva, persino dolce. Ha un bel modo di tenere la sigaretta sospesa per aria, un sorriso che sgorga non facile, ma sincero.

Osservo tanta umanità passeggiare lungo il corridoio del privè, me ne sto ferma a ginocchia ripiegate in un angolo da cui è difficile notarmi. Ero convinta, arrivando, che l’atmosfera sarebbe stata tesa e nevrotica. E io che nuoto a fatica in acque agitate, sarei sicuramente scappata. Sono convinta che tutta questa serenità sia opera di Vasco: forse è uno degli ultimi veri artisti rimasti nel nostro Paese, capace di irradiare superba luce senza il bisogno di esercitare una meschina e vanagloriosa autorità.

Celestino Ghezzi è uno speleologo urbano e fan di Vasco Rossi da quando ha memoria. Oggi ha il pass, l’accesso libero a qualsiasi area del concerto, la sua devozione negli anni è stata ripagata. Lui, invece, non è troppo tranquillo. E’ come se fosse l’agente di Vasco, teme che succeda qualcosa, che Vasco faccia errori, si preoccupa per un possibile fallimento. Per una star deludere un fan è peggio che deludere un amante, ma Vasco non è quel tipo di rockstar: vuole bene al suo popolo, sa di essere osannato, venerato, incensato come Sai Baba, ma non usa questo enorme potere a suo unico vantaggio: da buon Acquario vuole davvero che l’umanità cambi e ben vengano slogan e versi urlati da un palco che possono accendere, almeno per poco, la luce del terzo occhio.

E a proposito di pratiche new age, il fido medico personale del cantante, il dottor Johnny Gatti, mi dice che prima di ogni concerto Vasco fa almeno mezzora di massaggio Taoista. Mi racconta qualcosa sul vento e il fuoco, è molto esaltato perché gli ho appena detto che faccio kundalini yoga e sta cercando di spiegarmi le differenze. Ma io sto pensando a Vasco, dentro il camerino, mentre si fa questo assurdo massaggio Taoista, mangia il suo pistacchio e beve il succo di pera.

Pietro di Salvatore è lo Psicopompo del concerto: è il tramite fra l’immensità della folla e la solitudine di Vasco sul palco. Fa il cameraman, per tre ore gira con una telecamera in spalla. Le prime duecento persone sotto al palco, mi dice, sono le stesse da anni, “ormai sono amici”. Qualcuno gli elargisce doni, come la bresaola e i cannoli siciliani. In quanto semi-dio a contatto con il Grande Dio, Pietro ha l’onore di essere omaggiato dai fedelissimi, qualsiasi desiderio esprima loro sono pronti a realizzarlo. Il rapporto che si crea fra lavoratori del concerto e pubblico può essere tenero e magnifico come quello fra due amanti. Per Salvatore questo sarà l’ultimo tour e, quando lo dice, si fa scappare una lacrima.

Il sole sta per tramontare, il concerto per iniziare.

Alba Parietti, Eros Ramazzotti e altri VIP si fanno vedere dal pubblico, salutano con le mani come William e Kate. Oggi anche loro sei Dei Minori, tutti figli dell’unico Dio.

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