Quando l’amore serve a maledire

Quando fuori piove e il cuore è in tempesta, quando c’è burrasca e le mani si muovono per fare ordine, ripristinare equilibri, rintracciare speranze:

hai denti di vetro
a scaglie catarifrangenti
i tuoi pezzi bianchi e verdi
li raccolgo
li mantengo piano piano sul grembiule
sei intero tutto rotto
farti piano, farti asciutto
vorrei ora per la notte
darti tutte le mie gocce.
– Giugno 2011

Siamo tanti, mi diceva il ragazzo tutt’arrosto
con il volto di pelliccia,
siamo tanti a questo mondo
così troppi che non avrà il mio seme
di che gemmarti
e lasciandomi così appesa a un utero
tutto paziente che, per la mancata impresa,
si restrinse nel lutto sfacciato di quell’offesa.
Siamo tanti, mi diceva Faccia-Sole,
siamo tanti e tu sei una, che pur tanta,
scorgo appena in un giardino gonfio di rose
troppe rose, quante rose, sono tante,
coglierle avrebbe voluto una ciascuna gambo su gambo infilarle.
Cosa sono queste rose, quante sono queste rose?
Sono tante?
Io che una e una resto
di tanto in tanto vorrei
qualcuno: ma tanto quanto?
Tutto quanto.
– Aprile 2011

c’è il vento ti dicevo e si appresta la gonna a scomparire
povera donna con venere in scorpione
quando l’amore serve a maledire.
– Novembre 2009

Sappia il tempo distante
quanto il mondo sia piano e lieve
di scavo in scavo
arrivo al secchio
là dove era quiete
e il tordo giaceva
con una spina a corona
mascella serrata
una mano ch’è un cappio,
un regno e tutto il resto.
I cari morti lo sanno
quanto il sognare sia fatalità
un gesto innocuo di immaginazioni e tempeste
dove ogni gemma possiede il suo costo
e i forzieri possono solo trattenere il fiato
come gonfia vela,
del mondo di sotto, del mondo di lato.
Poi lo vedo, il teorema è chiaro:
un figlio rotto è un sasso nel retto
è l’allegro andante
di un sogno nel cassetto.
– Gennaio 2011

Questo era un blink bell’e buono
ho agitato
il tic tac delle ginocchia asciutte
e ritornano quei giorni perduti a rincorrere il tempo
un bacio e poi cento
e tutto si arrotola e s’ingrifa e s’ingegna
e la quiete ha un rumore
largo quanto lo spazio intero tutto
e quel blink quel blink quel blink
tipo il vento
la cosa invisibile che muore
e resta
quella cosa di metallo e velluto
quella cosa sozza e modesta
che nel mio sorriso si assottiglia
e te lo do questo tempo
un dente bianco per ogni ora
ti concedo il lusso di questa festa
e il chiacchiericcio del mio cuore
assonnato assonnato,
(stanchiamoci molto quando faremo l’amore)
– Febbraio 2011

Io sono buia e infatti mi spavento.
– 1994

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