Il giorno dopo l’11-11-11, in Luna calante

Quello di ieri è stato un addio al personaggio mediatico e non all’uomo politico. Tuttavia, nessuno può negare che l’uomo politico mai avrebbe potuto sopravvivere senza il sostegno del personaggio mediatico e che entrambe le maschere si sono nutrite per assistersi a vicenda.

Il popolo italiano si è riunito per guardare in faccia il primo attore di questa lunga commedia, mentre sfilava davanti al corteo di uomini e donne che hanno festeggiato fra insulti e champagne. Dentro la sua automobile, con il sorriso tirato sul volto ormai troppo stanco, le dita tese contro il finestrino, salutava il suo pubblico, non il suo popolo.

La memoria allora restituisce un’altra immagine: è la fine della guerra e Piazzale Loreto gremita di uomini e donne che assistono alla morte del Dittatore. Come a ogni spettacolo di morte c’è chi assiste in silenzio, chi mostra i denti sputando parole e slogan. Il pubblico è lo stesso che, anni prima, ha votato e sostenuto il Dittatore. Anche chi contro quel Dittatore si è espresso, anche chi ha lottato attivamente contro.

La metafora è fuori luogo, ma mi sia concessa: quando siamo in macchina e qualcuno ci taglia la strada o mette in pericolo il nostro quieto procedere, l’istinto ci porta a guardare in faccia il responsabile. Ci voltiamo verso l’auto incriminata, curiosi di sapere che faccia abbia il pirata della strada: avrà i baffi o i capelli biondi?

Ieri i gruppi che si trovavano a Palazzo Grazioli e al Quirinale, me compresa, erano lì per guardare in faccia colui che ha fatto della politica una pièce teatrale. Come commediante è stato trattato, “Buffone”, gli urlavano. Giullare capo dei giullari. Un Quasimodo costretto sopra la ruota sulla pubblica piazza, bersaglio di pomodori e uova marce.

Sulla faccia dell’attore è calato il sipario.

Sarebbe stato molto bello e decoroso e davvero rivoluzionario lasciar sfilare l’auto blu di Berlusconi sotto un religioso silenzio. Il silenzio dei giusti, di chi non ha più niente da dire, chi non si abbassa né si adegua alla cultura prima proposta e poi imposta dal Grande Commediante. Se gli italiani vogliono davvero liberarsi di Berlusconi, sarà necessario riappropriarsi di una cultura antica, pre-berlusconiana, abbracciare la compassione, elevarsi con regalità sopra le cose. E occupare finalmente quel palcoscenico che ci spetta: perché adesso il posto è vuoto, e una comparsa potrebbe assumersi un ruolo che non gli appartiene.

Il ruolo è nostro, la sceneggiatura l’hanno scritta per noi. Usciamo dalle quinte, dunque, e cantiamo. Ridiamo.

9 pensieri riguardo “Il giorno dopo l’11-11-11, in Luna calante

  1. E la comparsata su Italia Uno? Andiamo! Non mi pare ozioso chiederti come puoi permetterti di criticare chi ti stipendia. Luttazzi e Saviano hanno smesso di pubblicare per il gruppo Mondadori per dissenso; Busi no, ma almeno ha la decenza di non pontificare in questo modo.

    1. Che le posizioni politiche di Mel mi provochino crampi allo stomaco, è cosa risaputa (Non lo è? Vabbè, lo è da adesso), ma io questo legame tra chiappe dello stipendiante e lingua dello stipendiato, mica ce lo vedo.
      E poi, se il Berlusca dovesse epurare Mediaset da tutti i “comunisti”, negli studi ci resterebbero lui e Piersilvio. E su Piersilvio nemmeno ci metterei la mano sul fuoco.

  2. Ciao Melissa, ciao a tutti. Sono nuova di wordpress e ho già letto una cosa che trovo tanto bella, quanto amara:
    “Riappropriarsi di una cultura antica, pre-berlusconiana”.
    E’ vero. Sono stati anni pieni, impilati sette a sette come l’ età dei cani, per cui uno vale tanti. Tanti sacrifici, tanti bocconi al fiele, tanta ingiustizia. Spero in un tempo venturo onesto, pulito, lineare, lontano dalla codardia esponenziale, c’ ha visto puttane, bavosi, auto blu, prostituzione in luogo e ben lontani dalle dame, i cavalier, l’ arme e gli amori, di cui forse un tempo.

    MODE: Battiatodenoantri /OFF

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