Traumfabrik #3

25 ottobre 2011 – Le donne alte

Compro un iPad sebbene non abbia abbastanza soldi. Ho comprato diverse cose superflue e adesso ho paura che qualcuno venga a rubarle. Ospito Maurizio a casa mia, lui va a dormire nel mio soppalco. Esco di casa, vado a visitare un parco giochi tematico, devo attraversarlo tutto e arrivare a un traguardo ignoto. Il parco giochi si sviluppa come un video game. All’ingresso ci sono dei pirati, sono degli scheletri vivi. Sono vestiti, ma gli indumenti coprono le ossa. Non sono stati ben collaudati, quindi non sono capaci di bloccare il mio ingresso. Riesco a fuggire ai loro sguardi con facilità. Arrivo a casa di alcune donne, donne molto alte, grandi. Stanno facendo un rito propiziatorio per il parto di una ragazza, la figlia della proprietaria di casa. Vedo un altare costruito da una delle donne e vengo attirata da alcuni oggetti disposti sopra. Un porta candele di plastica, rosa e azzurro. Un piatto di ceramica colorato. Quando li prendo in mano e li osservo meglio mi accorgo che non sono ciò che mi aspettavo, quindi li lascio alla proprietaria, sebbene lei insista perché prenda qualcosa. 

4 novembre 2011 – Il viaggio sulla Luna

La Luna arriva vicinissima alla Terra, tutti la possono toccare. Io ci salgo sopra, volo sopra il mondo, circumnavigo la circonferenza terrestre trascinata dal moto lunare. Io e la Luna attraversiamo tutto il mondo, siamo nello spazio. Poi la Terra diventa un mappamondo di plastica, una palla da giochi per bambini. Con un pugnale cerco di aprire uno squarcio, ma riesco solo a graffiare la superficie. Tuttavia, sono contenta del lavoro fatto.

25 novembre 2011 – Capelli

Sono a Roccalumera con la nonna. Lei sta bene. Siamo solo noi due, fuori è inverno. Indossiamo i costumi da bagno ma non andiamo mai al mare. A un certo punto mi accorgo di un lungo pelo che esce dal mio collo, lo tiro sperando di toglierlo. Ma più tiro, più il pelo si allunga e cominciano a spuntare dalla gola centinaia di peli fino a trasformarsi in una chioma fluente, capelli folti e mossi. Prima che mia nonna si svegli, provo a eliminare la ciocca indesiderata. Tiro, e strappo un pezzo di pelle, ma i capelli continuano a rimanere al loro posto. Mia nonna mi rassicura, dice che non fa niente se ho i capelli sul collo. Dice anche che se voglio posso confonderli con i capelli che ho in testa: scioglili, dice, e vedrai che nessuno farà caso.

Mi ritrovo in un cinema, da sola. Voglio guardare Melancholia. Ma il film che inizia è un altro. E’ un vecchio cinema con le tende di velluto rosse ai lati dello schermo. Il film dura un’eternità, la gente dal cinema va e viene, fa chiasso. Con mio grande stupore qualcuno va via prima che il film sia finito, li rimprovero. Anche io vorrei andarmene, ma devo scoprire chi è l’assassino. A dieci secondi dalla fine, il personale del cinema tira le tende davanti allo schermo: mi assale un senso di rabbia e sconfitta. 

21 dicembre 2011 – Il concorso di bellezza

Il Vaticano organizza un concorso di bellezza per donne over 60. Mi chiamano per far parte della giuria, sono la Presidentessa. Le signore sono tutte vestite di verde. La sala è piccola e non riscaldata. Prima di sedermi mi danno la Bibbia e il regolamento. Chiedo a uno dei preti perché proprio io, e lui “Perché, anche se male, hai spesso parlato di noi”

11 gennaio 2012 – Tsunami

Io e mia sorella partecipiamo a un gioco a quiz, il conduttore è Magalli. Chiedono a mia sorella di far finta di essere una ragazza stupida e lei acconsente. Io la rimprovero, le dico che non può fingere di essere qualcun altro, di onorare la propria intelligenza. Poi, io e lei, ci ritroviamo su una spiaggia. Io la lascio sulla spiaggia mentre vado a prendere da mangiare. Quando ritorno c’è un grande silenzio, la maggior parte della gente è sfollata, la metà è stata trascinata via da enormi onde che hanno devastato la spiaggia. Le altissime onde si sono fermate come in stop motion sulla spiaggia, prima della strada. Sono azzurro intenso, schiumose e adesso ferme come cartone. Molta gente è morta. Disperata cerco mia sorella, la trovo, salva, con tutte le sue cose. Ha gli occhi rossi per colpa dell’acqua che l’ha sommersa. Ma è salva.

 1 febbraio 2012 – Alligatori

Ci sono degli animali disposti su un ripiano fatto di erba finta e grotte come quelle del presepe. Ci sono alligatori, grandi e piccoli, verdi e gialli.

La mia gatta Giunki colpisce sul muso l’alligatore verde, che come tutti gli altri animali del finto presepe è vivo, ma le dimensioni ridotte non gli permettono di essere aggressivo come dovrebbe. Giunki vince l’alligatore, il quale sembra avere paura del gatto.

Poi mio padre (?) solleva l’alligatore verde e sotto la sua pancia si rivelano decine di piccoli alligatori gialli, sono gommosi, sono caramelle al limone. Ma anche loro, come il fratello verde più grande, sono vivi. Hanno dentini piccoli, affilati. Una volta scoperti, cominciano a strisciare da tutte le parti e l’alligatore, particolarmente arrabbiato, apre le fauci rivelando orribili denti, non grandi come quelli dei veri alligatori, ma abbastanza affilati da mordere con una certa forza. L’alligatore si dimena, i piccoli alligatori corrono come formiche assassine. Io prendo un recipiente di plastica abbandonato lì vicino, e con violenza spingo dentro gli alligatori gialli, imprecando, a mani nude. Li spingo tutti in fondo al recipiente, formano una massa gialla gommosa. Poi prendo l’alligatore verde e spingo anche il suo muso in fondo al recipiente, a contatto con gli alligatori gialli, lui si dimena sempre di più, si ribella. Ma non può fare niente, è a testa in giù, la sua coda e le sue zampe vibrano nell’aria, inermi. Ma l’alligatore non vuole perdere, usa tutta la forza del suo corpo per ribaltare il recipiente. Sembra che gli alligatori gialli lo incitino.

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