Gli umili – racconto a puntate #1

Reggendo il bicchiere all’altezza del petto, riusciva a toccare la cicatrice che al chirurgo era riuscita come un sorriso amaro. Ascoltava Mariella Loy, un’altra di quelle che aveva decretato il superamento della mezza età con un taglio corto dei capelli.

L’unico seno rimasto era troppo piccolo perché gli altri notassero la differenza di volumi e Mariella Loy non aveva fatto mai molto caso agli altri, come la maggior parte degli invitati quella sera. Le stava raccontando di questo nuovo medico, questo genio nutrizionista, un certo Malanski, che stava pulendo i tubi gastrointestinali di tutti i suoi amici.

Francesco conversava più in là con Renato Arnone, una gamba fuori dalla porta finestra che dava sul giardino, l’altra dentro il grande salotto. Fumava con la testa rivolta fuori, in modo che il fumo non infastidisse in casa. Era un’abitudine che aveva preso da quando era nato il loro unico figlio e da allora era stato costretto a fumare alla finestra.

Mariella le stava dicendo qualcosa a proposito della pericolosità dei limoni.

La casa di Betty era al piano terra di un edificio moderno nella zona nord di Roma. All’ingresso aveva installato un Minotauro di tre metri seduto su un trono, le braccia scivolavano stancamente lungo il corpo, le mani si incontravano e intrecciavano all’altezza del bacino. Le spalle spioventi suggerivano infinita tristezza, come se fino a quel momento avessero sostenuto su di sé tutto il peso del mondo e ne fossero state recentemente liberate. Teneva il capo basso come un uomo che è stato deriso e offeso per tutta la vita e non riesce ancora a farsene una ragione.

Sopra Yara Calligari e Matteo Risi che stavano in quel momento scattando un selfie, incombeva l’ombra di Batman attaccato al contrario al soffitto. Tutti i divani erano occupati, molta gente seduta per terra, i camerieri camminavano senza fretta per il salone offrendo flute e bicchierini di finger food.

“Guarda qui”, disse Mariella afferrandone uno “qui dentro ci sono pomodoro, limone, menta, formaggio. Pomodoro, limone e menta vanno bene perché sono tutti e tre cibi veloci, il formaggio no perché è cibo lento. Significa che se li mischi” rimise il bicchierino sopra il vassoio di un altro cameriere di passaggio “digerisci prima quei tre e poi il formaggio, ma se dopo mangi qualcos’altro non hai il tempo di digerire niente e così le scorie si accumulano incrostando l’intestino tenue giorno dopo giorno”.

Cristiana non capì molto, ma dopotutto a lei del formaggio interessava ben poco visto che aveva smesso di consumarne da anni. Latticini, carni rosse, zuccheri erano stati eliminati dalla sua dieta qualche mese dopo il parto. Ogni tanto si concedeva un petto di pollo alla griglia ma, stando a quel che diceva Mariella, era grave errore irrorarlo di succo di limone. Doveva prendere assolutamente un appuntamento con Malanski.

La padrona di casa parlava animatamente con Lalla Rastelli. Ospite emerita, non si faceva mancare festa o vernissage ma nessuno aveva mai messo piede in casa sua. Qualcuno mormorava che vivesse in un brutto appartamento con un corridoio stretto e camere buie a Prati Fiscali. Una casa vergognosa per una donna della sua fama e il suo impeccabile gusto. Dicevano fosse più povera di quel che voleva far credere: borse, scarpe, abiti, erano tutti presi a rate e nessuno aveva mai capito che lavoro facesse esattamente. Cristiana osservò Lalla stravaccarsi sul divano, gettare indietro la testa mentre ascoltava con pigrizia Betty, come se quello che le stesse raccontando fosse cosa a lei nota da anni.

Era dicembre, qualche giorno prima di Natale. Per non peccare di banalità Betty aveva addobbato l’albero, insieme ai figli di cinque e nove anni, con forchette e cucchiai. Era una delle poche cose sgradevoli e stonate nella casa, ma a Cristiana piaceva anche quello. Peccato che lei l’albero l’aveva già fatto, era stata tutto il pomeriggio a infilare fra i rami palle in vetro di murano e figure di marzapane. Non ne poteva già più di Mariella Loy e anni fa chiunque sarebbe stato contento dell’attenzione che le stava dando adesso l’attrice, ma da quando al cinema era stata relegata al ruolo di mamma di figli adolescenti alle prese con un marito sempre troppo appesantito, il suo fascino era irrimediabilmente decaduto. Esibiva rughe sulla fronte e ai lati degli occhi come vessillo della propria orgogliosa femminilità indifferente al tempo che passa. Eppure, come Cristiana e l’ottanta percento delle donne presenti alla festa, non poteva fare a meno della palestra tre volte a settimana e delle sedute da Sportelli che con luci al led appianava le smagliature su cosce e pancia.

“Vacci a nome mio, il dottore ha una passione per i personaggi famosi”.

Cristiana fra una settimana sarebbe andata dal chirurgo che le avrebbe impiantato la protesi al seno sparito insieme al tumore. Il dottor Gatti era stato un’altra raccomandazione di Mariella, operata da lui in mastoplastica additiva quando da giovane era stata messa sotto contratto per “Estate salata”, un film d’amore e tradimenti giovanili consumati fra spiagge del litorale romano.

Francesco le fece cenno di avvicinarsi, lei si scusò con Mariella -finalmente- e raggiunse il marito.

“Stavo dicendo a Renato dell’Indonesia. Com’è che si chiamava quel posto dove abbiamo preso casa? Vogliono andare a Capodanno lui e Vittoria”.

“Era a Kanggu. Se arrivate in aereo a Bali sono un paio d’ore di macchina, non di più. E se riuscite ad affittare la stessa casa che abbiamo preso noi a ferragosto starete benissimo, ci sono tre camere da letto, tre bagni all’aria aperta, è come stare in una foresta. E le domestiche la mattina vengono a preparare la colazione, portano mango, papaya, guava. Ho fatto vedere le foto a Vittoria, se volete ve le rimando”.

“Grazie, volentieri” da molti anni Cristiana desiderava fare colpo su Renato, ma ogni volta che lui le rivolgeva parola, non riusciva a celarle il proprio disgusto. Nel desiderio di Cristiana non c’era nulla di sentimentale o sensuale, ma solo il bisogno di essere riconosciuta e approvata da quella coppia di successo che era riuscita, nonostante tutto, a conservare negli atteggiamenti e nel tenore di vita una modestia che nessun altro, in quella festa, poteva dire di possedere. C’era, nel modo in cui lui la guardava o meglio, nel modo in cui cercava in tutti i modi di evitarla, qualcosa che a Cristiana suggeriva distanza e sospetto. Con Francesco, al contrario, era intimo e persino caloroso e spesso i due si vedevano da soli per un aperitivo da Settembrini o un pranzo da Hasekura Monti. Per arrivare al marito doveva necessariamente prima diventare intima con la moglie e Cristiana aveva tentato di stringere amicizia con Vittoria senza successo. Vittoria era una donna solida, senza orpelli, comprava capi d’abbigliamento alle bancarelle cinesi di Piazza Vittorio o da Oviesse, impreziosendo l’aspetto con scarpe di buona fattura e gioielli di famiglia. Non aveva interessi oltre alla famiglia, alla gestione della casa e dell’agenda di Renato e le uscite pubbliche con il marito la lasciavano indifferente. Nessuno le aveva imposto o chiesto di occupare uno spazio tanto angusto, ma Vittoria era il tipo di persona che preferiva avere poco per avere tutto. Le altre la ammiravano, ma non riuscivano a emulare quell’atteggiamento spartano e accumulavano senza sapere che più territori un sovrano è tenuto a governare, più dispersivo sarà il suo potere. Vittoria era stata gentile quella volta che Cristiana le aveva proposto di andare alla SPA dietro Piazza Barberini, le aveva risposto che la sarebbe davvero piaciuto ma aveva il pomeriggio pieno fra un figlio da andare a riprendere a scherma e una da portare al corso di scrittura creativa. In più, disse senza imbarazzo, aveva le sue cose. Anche quella sera Vittoria era assente, non era facile incontrarla alle cene o alle feste, preferiva andare a letto presto e detestava fare conversazione.

Renato continuò a parlare con Francesco e Cristiana, soddisfatta per quelle poche parole scambiate con il Presidente, li lasciò. Andò in bagno e si chiuse la porta alle spalle.

Rimase seduta sulla tazza con le mutande abbassate e lo sguardo nel vuoto. Il brusio degli invitati penetrava le pareti, conquistando lo spazio come un gruppo di cavalli in corsa. Cristiana non era ancora stanca di tutto questo. Un poco ubriaca si tirò su, voleva tornare fra gli altri il prima possibile, ogni lasciata era persa e tutto le sembrava un’opportunità. Per cosa, non lo sapeva. Non aveva mai avuto desideri importanti.

Mariella Loy entrò in bagno prima che Cristiana chiudesse la cintura dei pantaloni.

Ciò che Mariella vide negli ultimi istanti della sua vita fu la foto incorniciata sopra la tazza del cesso: su un muro scrostato qualcuno aveva scritto “Dare to dream”.

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