Una poesia per le vacanze

I passeggeri sono rovinati sui pavimenti della nave. I corpi umidi giacciono,

zitti.

Sembrano foche abbronzate, molli di piacere vacanziero.

Ieri erano tutti arzilli, tutti capaci di ingerire risposte.

Li ho visti fotografarsi sul molo alla partenza, al tramonto sul ponte.

Li ho sentiti urlare di meraviglia davanti ai vulcani.

Li ho visti in cerca di ultime prede stagionali, ultime eiaculazioni, presto signori e signore, presto!

Adesso, sotto le luci dei neon, sopra i sacchi a pelo con gli zaini in gran confusione,

i piedi nudi e sporchi, i capelli annodati, il viso lucido di grasso, visti così senza odori, il cuore si piega e vorrei accudirli tutti, tutti, questi vacanzieri con i trolley.

Fra un paio d’ore ricominceranno a balbettare,

sacrificheranno fiori pur di assicurarsi

un’uscita veloce,

scavalcheranno cancelli e corpi ancora in sonno,

faranno a pugni per il caffè

mostreranno ancora i piedi oltre il filo delle infradito

sfoggeranno di nuovo brutte magliette

brutti calzoni

brutte parole

brutti respiri dopo una notte senza dentifrici

vorranno i cornetti

avviseranno i parenti dell’imminente arrivo

diranno cose che non riuscirò a capire

perché io, da un po’, faccio fatica a concentrarmi.

Li vedrò fare poi altre foto, all’alba,

e sono anche sicura che li sentirò sbadigliare.

(Nave Alicudi-Napoli 23 agosto ore 4.17)

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